Economia

Il bonus colf e badanti solo se non conviventi

L’aiuto una tantum pari a 500 euro – spetterebbe solo ai collaboratori domestici non conviventi che, a causa dell’emergenza sanitaria hanno ridotto o sospeso la loro attività

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Il pacchetto famiglia che il governo sta per varare nell’ambito del decreto “aprile”(dovrebbe essere approvato in extremis giovedì 30 ma non è escluso uno slittamento) avrà al suo interno molti provvedimenti, spiega oggi il Messaggero: i congedi parentali raddoppieranno con la possibilità di chiedere altri 15 giorni a partire dal 4 maggio, e il voucher baby sitter sarà «esteso temporalmente». Sull’assegno figli mensile proposto dalla ministra della Famiglia Elena Bonetti, invece, si sta ancora discutendo: costa troppo.

Per colf e badanti non sarebbe più il tipo di impegno giornaliero (tempo parziale o tempo pieno) il discrimine per ottenere un indennizzo, ma il tipo di rapporto con la famiglia: convivente o non convivente. L’aiuto una tantum pari a 500 euro – spetterebbe solo ai collaboratori domestici non conviventi che, a causa dell’emergenza sanitaria hanno ridotto o sospeso la loro attività. La ratio è semplice: nella stragrande maggioranza dei casi chi ha un rapporto di lavoro che prevede la convivenza non ha subìto ripercussioni. Per quei pochi che sono stati licenziati in ogni caso scatterebbe laNaspi, un ammortizzatore sociale già in essere.

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Il riepilogo del Bonus 600 euro (Il Messaggero, 28 aprile 2020)

Il problema è invece soprattutto per i non conviventi: spesso la paura di contagiarsi prendendo un mezzo pubblico per raggiungere il domicilio presso cui si presta servizio ha portato gli stessi lavoratori – o anche le famiglie – a rinunciare alla prestazione. Individuare la platea (il sostegno si attiva comunque dietro domanda) non dovrebbe essere complicato, visto che basta recuperare codice fiscale e posizione Inps. Sul tavolo anche l’ipotesi di includere un indennizzo di 300 euro per i collaboratori domestici conviventi che, in costanza di rapporto di lavoro, assistono nuclei familiari con all’interno un disabile o persona gravemente malata. Non è comunque ancora del tutto scartata l’ipotesi di erogare un indennizzo una tantum, dai 200 ai 400 euro, a seconda se il contratto di lavoro è a tempo parziale o pieno.

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