Economia

Bio-On, i controlli mancati di Consob e il piano industriale falsificato

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Per Bio-On c’è anche l’accusa di aver falsificato anche il piano industriale 2017-2020 da 140 milioni, inondando il mercato di informazioni su contratti e investimenti fasulli. Le indagini della Procura di Bologna e del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza su Bio-on spa restituiscono nuovi retroscena, come il finto contratto da 55 milioni di euro siglato con una multinazionale inesistente. Spiega il Sole 24 Ore:

Il contratto di Multi-licenza da 55 milioni con una multinazionale in realtà inesistente è l’esempio plastico di come Bio-on spa abbia manipolato il mercato, rilanciando falsi accordi commerciali in cui si millantava di costruire impianti tra Europa e Asia per produrre 100mila tonnellate all’anno di bio plastica PHAs. Di fatto, però, non esisteva alcun contratto. Ma l’operazione aveva permesso ai soci-amministratori Marco Astorri e Guido Cicognani, di intascare oltre 36 milioni di euro. Informazioni che perla Procura di Bologna avrebbero inquinato il mercato, tanto che nel giorno dell’annuncio, il 22 dicembre 2016, il titolo registrava un +23,58%, con un volume di azioni scambiate pari a 127mila 150.

Era l’effetto positivo di un presunto «sistema» ideato dai vertici della quotata Uno fra tutti Astorri, patron della società, sotto procedimento assieme a1 braccio destro Cicognani e al presidente del collegio sindacale Gianfranco Capodaglio. Stando alle indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna, rispondono di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato. Ma è nei carteggi societari la chiave di lettura di questa presunta truffa, che ha trovato forza nei comunicati stampa con cui Astorri rilanciava piani industriali privi di basi. Dal fittizio contratto di Multi-licenza con una «prestigiosa» multinazionale, annunciava il manager, non c’è traccia Di fatto, però, aveva consentito dalla società di raccogliere risorse finanziarie per circa 41,5 milioni di euro, senza contare i 36 milioni incamerati, a titolo personale, da Astorri e Cicognani. Un’iniziativa che aveva avuto anche un altro effetto: far passare in sordina il bilancio del 2016, chiuso al di sotto delle aspettative.

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Bio-On, la storia dell’indagine (La Stampa, 24 ottobre 2019)

Repubblica invece segnala che la rete di controlli, dalla Consob ai revisori, ha fallito:

I bilanci devono essere certificati ma, ancora una volta, non c’è il controllo della Consob, che sulle società “maggiori” può invece impugnarli, chiedere integrazioni e riscritture anche parziali. E ancora, le norme sulle Opa vengono recepite dagli Statuti delle società e in caso di dispute – è successo con il caso Smre – non ci si appella alla Consob ma al Panel di Borsa, formato da tre esperti indipendenti; se poi le società non si attengono al “verdetto” resta solo il giudice.

L’unico campo su cui la vigilanza della Consob è la stessa – con pene leggermente attenuate – è quello del market abuse, le manipolazioni di mercato. Maglie più larghe, dunque, sui due mercati, anche se uniformarle è forse impossibile. «Non vorrei che il caso Bio-on fosse l’occasione per introdurre ulteriori obblighi: facciamo rispettare quelli esistenti, le regole ci sono» dice Marco Fumagalli, tra fondatori di AssoAIM, l’associazione degli emittenti Aim. Che ricorda: in fondo, è stato il mercato (con la denuncia di Quintessential) a far scoppiare il bubbone.

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