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Beppe Grillo parla con il PD per il governo con il M5S

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Questa è l’ora delle decisioni irrevocabili (cit.) nel MoVimento 5 Stelle. Per questo, fa sapere oggi Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano, Beppe Grillo ha cominciato a trattare con emissari di Zingaretti il nuovo governo tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle. Mentre, per non smentire la tradizione di procedere in ordine sparso (marciare divisi per colpire uniti) i grillini eletti propongono a Mattarella un esecutivo ponte:

Tradotto, un esecutivo tecnico che dovrebbe fare da stanza di compensazione per alcuni mesi, prima di un eventuale accordo con il Pd. “Proponiamo quattro o cinque punti programmatici al Quirinale e poi vediamo”, è il ragionamento. Soluzione che potrebbe piacere a uno dei più contrari all’abbraccio con i dem, Alessandro Di Battista. “Come possiamo fare un accordo con il Pd, che è il partito più a destra d’Italia?”, ha ragionato in questi giorni il deputato romano con i suoi.

Anche perché, ha osservato, “Denis Verdini parla con Renzi esattamente come e quanto parla con Salvini”. Ma Di Battista non vuole il voto, va precisato. “Andare a urne ad ottobre sarebbe ridicolo, le elezioni costano 380 milioni”, lo hanno sentito dire. E la sua ostilità al voto in autunno è la stessa del padre fondatore Beppe Grillo. Che però a differenza dell’ex deputato romano spinge a tutta forza per un’intesa con i dem.

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Grillo è talmente coinvolto, assicurano, che sente quasi tutti i giorni emissari del segretario del Pd Nicola Zingaretti. “L’hanno cercato prima loro”, dicono dal Movimento. DI CERTO IL GARANTE predica l’accordo, anche perché lo ritiene l’unico antidoto a un voto che legge come un possibile baratro per il M5S. Una fonte di peso racconta: “Beppe è impegnato in prima persona nella trattativa. È convinto che il Movimento possa redimere quelli del Pd, che quello sia un terreno che si può concimare”.

Un concetto che in sostanza ha ripetuto più volte ai big radunati nella sua casa a Marina di Bibbona domenica scorsa, rievocando il suo tentativo di correre nelle primarie dem, giusto dieci anni fa. Due lustri dopo, il Parlamento è un altro mondo. Ma il Pd resta un osso duro. E il prossimo futuro del Movimento è una pagina che va interamente scritta.

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