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Beppe Grillo, Gino Paoli e la regola dell'amico

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Dietrofront. Ieri il MoVimento 5 Stelle chiedeva le dimissioni di Gino Paoli per l’indagine sull’evasione fiscale che i giornali hanno riportato. Oggi Beppe Grillo sul suo blog lo indica come mostro da sbattere in prima pagina e invoca i principi del garantismo nei suoi confronti, premettendo che il cantautore «è mio amico da molti anni e che spesso le nostre famiglie si incontrano vivendo nella stessa zona di Genova».
 
BEPPE GRILLO, GINO PAOLI E LA REGOLA DELL’AMICO
Nel post Beppe fa ragionamenti molto interessanti perché inediti rispetto agli anni di post che ha pubblicato sul suo blog: «Ma a questo gioco al massacro di una persona di 80 anni non pregiudicato, mai inquisito, per alcunché, che mi risulti, io non ci sto! I cittadini sono diventati vittime sacrificali, mostri da sbattere in prima pagina senza che possano difendersi in alcun modo». Poi se la prende con un articolo del Secolo XIX che avrebbe, a suo dire, pubblicato un titolo “da condanna”: «Un articolo costruito su delle ipotesi che si para il culo con l’uso dei condizionali. Sbatti il mostro in prima pagina. Nel caso Paoli risulti innocente, e questo lo decideranno i giudici e non i giornalisti, chi lo risarcirà?». E arriva a prendersela con un altro pezzo, sempre pubblicato dal giornale genovese, in cui si diceva che Grillo aveva “mosso i suoi” contro Paoli. Ecco, magari quel pezzo andava letto con maggiore attenzione: la frase è infatti attribuita a un pensiero di Paoli sull’argomento.

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Il post sul blog di Beppe Grillo in cui il M5S Camera chiedeva le dimissioni di Gino Paoli

Ma se vale il principio che si parla di indagini, allora la questione cambia. Perché, ad esempio, quelle su Mafia Capitale oggi sono indagini. E allora perché il MoVimento 5 Stelle ha pubblicato comunicati stampa come quello che vedete qui sotto? Anche Buzzi e Carminati, per dire, sono ancora sotto indagine esattamente come Paoli.
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IL PADRE DI RENZI E FRANCANTONIO GENOVESE

E poi Phastidio ricorda cosa diceva Beppe a proposito del padre di Renzi in un post intitolato significativamente “Garantisti a cappi alterni”:

“Il Presidente del Consiglio ha scritto una norma che in sostanza comporta enormi vantaggi per i grandi evasori del nostro Paese” seguendo la logica del “più sei ricco e più evadi. Più evadi e più vale la pena evadere”. Lo scrive il blog di Beppe Grillo in un post in cui si ipotizza: “se dall’inchiesta della procura di Genova emergesse che il babbo di Renzi, oltre ad essere indagato per bancarotta fraudolenta, fosse coinvolto anche in evasione e frode fiscale? Nessun problema, a ricambiare il favore questa volta ci sta pensando la manina del figlio” (Ansa, 10 gennaio 2015)

Il padre di Renzi non è forse soltanto rinviato a giudizio? Non solo: e Francantonio Genovese per caso è stato condannato in via definitiva? Eppure il Beppe lo definiva “potenziale latitante” (che è un po’ peggio che accusato di evasione fiscale, no?). Lui non se lo merita il garantismo?
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Ancora: oggi la procura di Venezia ha chiesto l’archiviazione per Mognano e Zoggia, i due parlamentari del PD indagati nell’ambito dell’inchiesta sul MOSE. Beppe se lo ricorda cosa c’è scritto sul suo blog a proposito del MOSE? E volendo si potrebbero fare altre migliaia di esempi. Ma è inutile continuare. Meglio rallegrarci del fatto che oggi che un amico di Beppe è sotto indagine lui abbia scoperto i valori del garantismo. Meglio tardi che mai. A meno che la regola non valga solo per i suoi amici.
P.S.: nel frattempo Sergio Battelli, deputato del MoVimento 5 Stelle, a proposito della storia dichiarava: « Che Beppe si sia scusato per quanto fatto dal M5S questo lo escludo, mi sembra assurdo. Gli avrà chiesto piuttosto in che guaio si è cacciato, cosa ha combinato. Beppe su queste cose la pensa come noi e non cambia a seconda di chi ha davanti a sé». Ma certo, ti pare?