La macchina del funky

«40 milioni nelle casse della Lega»

francesco belsito soldi lega

Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega condannato insieme a Umberto Bossi per i fondi spesi in maniera irregolare, parla oggi con La Stampa dei soldi del Carroccio a cui stanno dando la caccia le procure. E sostiene che quando lasciò l’incarico in cassa c’erano 40 milioni, che adesso non ci sono più:

Belsito, la Procura ha trovato sui conti della Lega solo tre milioni di euro. Se quando lei ha rassegnato le dimissioni nelle casse c’erano più di quaranta milioni significa che prima Maroni e poi Salvini hanno speso una fortuna.
«È un dato che ha sorpreso anche me. Al tempo stesso, però, basta consultare i bilanci per capire come hanno speso i loro soldi. È tutto scritto lì. Magari hanno scelto strategie diverse. Ogni tesoriere spende come vuole».

Cosa intende dire?
«Io quando venni nominato al posto di Maurizio Balocchi nel 2010 ebbi un mandato preciso. La Lega aveva appena perso un grosso investimento e mi chiesero di far fruttare i soldi. Che non erano solo i rimborsi elettorali ma anche le donazioni, i contributi volontari dei parlamentari e i fondi del tesseramento. Posso dire che con me la Lega non ci ha rimesso un euro anzi ci ha guadagnato».

Oggi però le finanze del partito piangono. Salvini ha detto «abbiamo speso tutto».
«È possibile che abbiano attuato altre strategie. Per me è impossibile valutare questo dato. Faccio un esempio: io avevo un budget di quattro milioni di euro all’anno, massimo cinque».

Significherebbe che in questi cinque anni hanno speso quasi il doppio del suo budget.
«Facendo il calcolo, è così. Ma non dimentichiamo che ci sono state molte campagne elettorali.

francesco belsito soldi lega

Belsito parla anche dei pagamenti in nero che faceva con i soldi pubblici:

Nella sua vicenda giudiziaria è emerso che con i soldi del partito venivano pagate auto, case, lauree ai figli di Bossi ma anche versamenti in nero ai collaboratori. Come si difende?
«Non mi devo difendere, sono questioni agli atti. In via Bellerio tutti sapevano che i collaboratori venivano pagati in nero. Ogni fine del mese mi recavo in banca e ritiravo contanti e pagano queste spettanze per circa 600 mila euro all’anno. Era una prassi da tempo. E tutti lo sapevano, proprio tutti».

Anche Salvini o Maroni?
«Ma certo. Anche Giorgetti, Calderoli, Bossi. Era una modalità consolidata. Pensi che facevamo firmare anche le ricevute. Tutti i collaboratori sono venuti a testimoniare in aula».

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