Economia

Mario Draghi, il QE e l'arte di fare le cose a metà

Non c’era alcun dubbio sul fatto che quello italiano fosse «un popolo di santi, poeti e navigatori», come recita l’adagio della Buonanima, fino a quando la Costa Concordia è affondata, sollevando qualche perplessità sulle attitudini marinare degli abitanti del Belpaese. Per fortuna ieri ci ha pensato il presidente della BCE Mario Draghi a rinfrancare il patrio orgoglio, dimostrando di possedere capacità di manovra come nessun altro.
 
LA BCE E MARIO DRAGHI
Draghi nella conferenza stampa di ieri, a seguito della riunione del consiglio della Banca Centrale Europea, ha annunciato il taglio del tasso di interesse a 0,05%, l’aumento del costo sostenuto dalle banche per il deposito presso la BCE delle riserve in eccesso allo (0,2%) e l’avvio, da ottobre, dell’acquisto degli ABS (Asset-backed securities) ovvero titoli nei quali “impacchettare” debiti e mutui, la versione potabile dei “salsicciotti” che innescarono la crisi finanziaria del 2008. Oltre a ciò, la BCE ha prointi anche i nuovi TLTRO, prestiti alle banche finalizzati a spingere il credito ad imprese e famiglie. Le banche italiane ne hanno già prenotati 50 miliardi. Draghi non ha neppure specificato l’ammontare degli acquisti, rimandando ad ottobre per le modalità tecniche. Ma parlando di Quantitative Easing, la quantità non è un particolare. Mentre i mercati hanno accolto con un certo entusiasmo gli annunci di Draghi, con l’euro sceso a 1,29 sul dollaro (da 1,31) e un nuovo ribasso per gli spread, i commenti sulle decisioni della BCE sottolineano le parole dello stesso presidente, che ha rivelato le divisioni all’interno del board: da una parte i falchi, quelli che volevano di meno (capeggiati dal governatore della banca centrale tedesca Jens Weidmann) , dall’altra le colombe, che spingevano per un vero Quantitative Easing all’americana, con acquisti massicci di titoli di stato.

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Quanto rende e costa il denaro dopo la Bce (infografica Corriere della Sera)

QUAL È IL PROBLEMA
Scrive ad esempio Riccardo Sorrentino sul Sole 24 Ore:

Gli acquisti di Abs e di Covered bond sembrano invece un surrogato del quantitative easing di cui Eurolandia avrebbe bisogno. La funzione di questa forma di credit easing, ha spiegato Draghi, è quella di “liberare i bilanci dei venditori”, che possono così investire in altri strumenti: è esattamente la stessa funzione che avrebbe un quantitative easing ad ampio raggio. Il problema è che, al confronto, gli acquisti di Abs saranno limitati. La stessa Bce (pur avendo dieci anni di esperienza con gli Abs come collaterali nelle aste di liquidità) non è in grado di sapere con certezza le dimensioni di questo mercato, per le quali – ha detto – circolano cifre molto diverse.

E ancora, sempre sul Sole, Isabella Bufacchi sottolinea che persino un “vero” QE avrebbe effetti limitati a causa del “bancocentrismo” del sistema finanziario europeo e italiano in particolare:

Una delle carenze strutturali dell’Europa e dell’Italia è la dimensione troppo piccola del mercato dei capitali rispetto al Pil e un eccessivo “bancocentrismo”: l’economia viene finanziata principalmente dalle banche, meno da bond ed equity. […] Il mondo è un posto più sicuro rispetto al 2007, è questa la tesi, ma questa evoluzione è traumatica per un sistema economico bancocentrico e genera un’aggravante in recessione: il cavallo non beve ma in aggiunta chi deve portare l’acqua al cavallo non ha mezzi (o voglia) per farlo.

E, ancora, Ashoka Mody, ex stratega dei salvataggi della zona euro per il Fondo monetario internazionale:

Tutte queste piccole cose di cui stanno parlando, alla fine non faranno la differenza. Io non vedo come possa essere efficace in questo momento qualcosa di diverso da un grande stimolo fiscale.

 
UN FALLIMENTO ANNUNCIATO?
E quindi il mezzo QE di capitan Draghi non sortirà grandi effetti sull’economia reale. Qualcosa di più forse arriverà con i TLTRO, ma nessuno si aspetta miracoli. Le banche non concedono prestiti non perché scarseggi la liquidità primaria, ma perché l’economia reale è diventata un posto molto pericoloso, pieno di imprese che falliscono e mutuatari licenziati. La preferenza per la liquidità delle banche e il credit crunch, insomma, non sono cattiveria, ma semplice prudenza di fronte al rischio e all’incertezza. Le cose a metà, certo, sono pur sempre meglio di nulla. Ma quanto sarebbe diverso se la BCE potesse fare quanto ormai tutti invocano, persino i liberisti come Giavazzi: monetizzare i deficit degli Stati o comprare i titoli di un ministero del Tesoro europeo che non esiste, finanziando così la spesa pubblica in deficit o, nella versione più liberista, pesanti tagli alle imposte. Ma così non sarebbe più l’Eurozona a cui, riluttanti, i tedeschi aderirono. In teoria la BCE è una banca centrale indipendente. Nella realtà la sua indipendenza è tale solo perché i suoi poteri sono molto più limitati di quelli delle banche centrali.

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