Economia

La legge sulla proprietà di Bankitalia

bankitalia

Oggi la Commissione Finanze della Camera inizierà l’esame del progetto di legge 313, intitolato «Norme per l’attribuzione a soggetti pubblici di quote di proprietà della Banca d’Italia. È la proposta Meloni per far tornare in mano pubblica la proprietà di Bankitalia, presentata a Parlamento appena insediato, di cui si occupa oggi Gianluca Paolucci sulla Stampa. Bankitalia è già oggi un istituto di diritto pubblico e nel 2013 gli enti previdenziali (9 in totale, tra i quali Cassa Forense, Enpam e Inarcassa) hanno speso 1,2 miliardi per comprare complessivamente il 15,99% del capitale. Sette fondi pensione hanno investito 247 milioni per il 3,29%, mentre 23 fondazioni bancarie hanno speso 450 milioni per il 6%.

La proposta di Meloni prevede che lo Stato riacquisisca le quote di Palazzo Koch per il valore nominale, quelle del Regio decreto del 1936. Questo significherebbe che in bilancio quegli istituti dovrebbero mettere concrete minusvalenze, a meno che, come si scrive nel dossier del Servizio Studi della Camera, non si possa  «valutare quali oneri a carico del bilancio dello Stato derivino dalla nazionalizzazione degli assetti proprietari» di Bankitalia. L’idea che a pagare sia in qualche forma la stessa Bankitalia è ancora più impraticabile, perché in aperto conflitto con il divieto di finanziamento monetario, uno dei principi-cardine della Bce e dell’Eurosistema.

oro bankitalia
L’oro di Bankitalia (La Stampa, 19 febbraio 2019)

La proposta Meloni chiede di abrogare anche l’articolo 4 della riforma del 2013. Quello che ribadisce la «piena indipendenza» della Banca d’Italia. Ovvero prova ad assoggettarla all’esecutivo, cosa che sarebbe in contrasto e in conflitto con le leggi che regolano il sistema delle banche centrali europee. Sarà divertente vedere come la politica troverà la mediazione rispetto a posizioni così lontane. Sempre che la trovi e non finisca tutto in una boutade.

Leggi anche: L’oro di Bankitalia non è il deposito di Zio Capitone