Economia

L’oro di Bankitalia non è il deposito di zio Capitone

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L’oro di Bankitalia non servirà a mettere a posto i conti. Dopo l’articolo della Stampa in cui si raccontava della presunta idea di utilizzare le riserve auree di via Nazionale per annullare le clausole IVA del 2019 (23 miliardi…) la Lega smentisce l’ipotesi mentre il MoVimento 5 Stelle tace. Sulla stessa linea si erano mossi due illustri predecessori del governo Conte, l’esecutivo di Berlusconi con Tremonti nel 2009 e l’ultimo di Prodi con Padoa Schioppa.

L’oro di Bankitalia non è il deposito di zio Capitone

La Lega invece, come aveva già spiegato lo stesso Claudio Borghi nell’intervista rilasciata a La Stampa, vuole solo chiarire che la «proprietà» delle riserve auree, comprese quelle detenute all’estero, è «dello Stato italiano» mentre il compito della Banca d’Italia è quello di «gestirle e detenerle a solo titolo di deposito». . È questa la proposta di legge, un solo articolo, depositata ad agosto alla Camera e assegnata alla commissione Finanze che ha avviato l’iter lo scorso 13 dicembre. Il testo si propone di dare una «interpretazione autentica», «in conformità con quella euro-unitaria», delle norme sulle riserve auree dopo che, come si legge nella relazione, «l’avvento del sistema bancario europeo e lo stratificarsi della normativa» ha reso via Nazionale «un ircocervo giuridico».

Intanto in settimana è attesa una risposta della BCE sul tema sollevato anche da una risposta del direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi che risale a qualche tempo fa:  Francoforte replicherà a un’interrogazione presentata dagli eurodeputati Marco Valli (ex M5S) e Marco Zanni (Lega), nella quale i due chiedono «di chiarire a chi debba essere attribuita la proprietà legale delle riserve auree degli Stati membri» e «di far sapere in che modo essa possa disporre di tali riserve».  La risposta della Bce, anticipa oggi sempre La Stampa, dovrebbe ruotare essenzialmente attorno a due concetti. E cioè che le riserve auree appartengono agli Stati (e dunque ai cittadini), ma che le banche centrali hanno un’indipendenza finanziaria che va garantita.

E dunque i governi non possono disporre a loro piacimento dei lingotti. In sostanza verranno ripresi i concetti già espressi nel parere diffuso nel 2009. Tra l’altro da Francoforte ricordano che le banche centrali dell’Eurozona , più quelle di Svizzera e Svezia, nel 2014 avevano firmato un accordo nel quale si impegnavano a non vendere per cinque anni quote significative di oro, anche per non turbare il mercato. D’altro canto i lingotti hanno un valore assolutamente frazionale rispetto al debito pubblico: parliamo di 90 miliardi contro 2.400.

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Le riserve di oro nel mondo (Il Sole 24 Ore, 12 febbraio 2019)

L’oro di Bankitalia e le mani di Lega e M5S

Ieri tra le prove dell’esistenza di un piano per le riserve auree il quotidiano torinese citava anche un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo in cui si parlava della possibilità di utilizzarlo. Gianni Toniolo, che insegna Storia dell’Economia alla Luiss, spiega oggi al Corriere che le riserve di Bankitalia costituiscono un«tesoro di ultima istanza», l’argenteria di famiglia a disposizione in caso di estrema necessità. Come, ricorda, è successo nel 1974: «L’Italia era alle prese con una forte“crisi di credibilità”, la lira stava crollando ed era in corso una grande fuga di capitali all’estero. L’Italia allora ha chiesto un prestito, che è stato concesso dai tedeschi solo a fronte di un pegno in oro. Dopo circa quattro anni lo abbiamo restituito e l’oro è stato “liberato”dal vincolo».

L’oro non può essere usato come tappabuchi del debito pubblico e quindi nemmeno per annullare le clausole IVA per 23 miliardi che il governo si è impegnato a far scattare se non trova una diversa copertura nel 2020. Dieci anni fa Francoforte, consultata dal governo italiano, aveva bocciato anche il progetto di un’imposta sostitutiva sulle plusvalenze eventualmente derivanti dalla detenzione dei lingotti, progetto che di conseguenza era stato abbandonato. Dunque i margini di manovra sull’oro sono praticamente nulli.

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