Economia

BPM: il crollo in Borsa di Banca Popolare di Milano

In Borsa è un lunedì pesante per Banco BPM: la Banca Popolare di Milano fin dall’inizio della seduta è il titolo peggiore a Piazza Affari, dove è stato sospeso per alcuni minuti, al momento, cede l’8,7% (ma ha toccato anche -9,8%) con le azioni scambiate a 2,28 euro l’una. Un valore distante dall’ultima chiusura a 2,5 euro.

BPM: il crollo in Borsa di Banca Popolare di Milano

A far scattare le vendite sono i conti semestrali, arrivati venerdì scorso a mercati chiusi, che una primaria Sim milanese giudica con Radiocor “sotto le aspettative, soprattutto per quanto riguarda le commissioni”. Questo nonostante l’istituto abbia chiuso la semestrale con un utile netto di 353 milioni (contro i 94 milioni dello stesso periodo dello scorso). I proventi operativi sono pari a 2,447 miliardi di euro (+6,1%), mentre gli oneri operativi scendono del 4,4% a 1,391 miliardi, così come le commissioni nette (-9%). Nel frattempo, la banca ha selezionato una short list di tre cordate per dismettere 3,5 miliardi di NPL (e l’ad Giuseppe Castagna ha fatto capire che potrebbero essere anche di più). Ma questo non sembra aver convinto il mercato, che continua a penalizzare il titolo. Per Equita, l’utile è ‘sotto le attese per un maggior tax rate’ e la sensazione degli analisti della Sim èche Banco Bpm ‘sia disposto ad accettare una riduzione fino all’11% del Cet per sostenere l’accelerazione del derisking’. Equita taglia così il target price da 3,9 a 3,5 euro proprio per la stimata riduzione del Cet1.

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Un altro problema per BPM potrebbero essere i titoli di stato. Gli esperti calcolano che, a livello aggregato, Mps, Banco Bpm, Ubi, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bper detengono in portafoglio 90 miliardi di euro di titoli di Stato e che lo spread in rialzo ha portato ad un taglio complessivo di 40 punti base in questi istituti durante il secondo trimestre, con effetti e pesi diversi a seconda della banca. Credit Suisse ha calcolato che il recente innalzamento dello spread con la Germania (arrivato anche a quota 300) ha ‘bruciato’ 3 miliardi nei bilanci delle banche italiane. I conti sono precisi: nel secondo trimestre per Unicredit ha pesato per un miliardo tondo, per Intesa quasi 850 milioni, per Mps, Ubi e Banco Bpm circa 300 milioni ciascuna.

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