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Bahri Jazan: i camalli fermano un'altra nave della morte

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La Bahri Jazan, che doveva trasportare quattro generatori da utilizzare come materiale bellico nella guerra in Yemen, se ne ripartirà da Genova a mani vuote. Come per la Bahri Yahmbu, a cui è stato impedito qualche settimana fa, la nave che doveva caricare sotto la lanterna dovrà rinunciare alle operazioni di carico a causa della protesta dei camalli, i lavoratori portuali genovesi.

Bahri Jazan: i camalli fermano un’altra nave della morte

L’annuncio della rinuncia a caricare i quattro generatori da parte della “Bahri Jazan” è stato dato ieri sera da parte dell’Autorità di sistema portuale di Genova-Savona al termine di un incontro con una delegazione del Calp (Collettivo autonomo lavoratori del porto) nel corso di un presidio – davanti Palazzo San Giorgio – a cui hanno partecipato alcune decine di persone. Racconta il Secolo XIX:

Il presidio indetto per oggi è stato annullato e lo sciopero revocato anche se resterà la vigilanza dei portuali affinché venga rispettato quanto comunicato. Al presidio avevano dato la loro adesione il Calp, partiti di sinistra, Usb, pacifisti e Amnesty International. Tra i sindacati aveva aderito allo sciopero la Cgil ma non Cisl e Uil. I quattro generatori verranno caricati su alcuni Tir e «inviati via terra ad altra destinazione», si legge in una nota dell’agenzia marittima Delta. Il governatore ligure, Giovanni Toti, è intervenuto contro chi si è opposto all’arrivo della nave.

«Ancora presidi e scioperi contro l’approdo di una nave che deve caricare a Genova generatori diretti in Arabia Saudita e, forse, destinati all’esercito. Ma i sindacati non dovrebbero tutelare i lavoratori italiani, quelli del porto e quelli delle molte fabbriche presenti nella nostra Regione?», ha scritto il governatore. «Non è assurdo che qualcuno voglia che dai nostri porti non si imbarchino questi prodotti, mentre in Liguria (e per fortuna) molte migliaia di persone lavorano per Fincantieri che fa navi militari e sommergibili, per Leonardo che fa radar e missili, per Oto Melara che fa cannoni navali e mezzi blindati, per Piaggio che tutti speriamo sviluppi presto droni militari? – commenta Toti – Tutto ciò, sul nostro territorio, dà lavoro a tante persone e così facendo, prima o poi, ci sarà chi deciderà di rivolgersi altrove, molti rischieranno il lavoro e il nostro porto sarà meno competitivo. Basta autolesionismo, basta strumentalizzazioni politiche e soprattutto basta ipocrisia».

Nel frattempo, il terminal San Giorgio ha rifiutato un carico di fucili Beretta per uso sportivo in arrivo dal terminal Messina e destinati in Libano per paura di proteste.

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