Economia

L’aumento dell’IVA per hotel e ristoranti

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Il governo pensa di aumentare l’IVA per hotel e ristoranti allo scopo di trovare le risorse per tagliare l’IRPEF. Lo scrive oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera spiegando che l’ipotesi di finanziare il taglio dell’Irpef, in parte, con un aumento selettivo dell’Iva e l’eliminazione (almeno) di alcuni sgravi fiscali è tornata ad essere popolare nella maggioranza:

Da settimane Marattin di Italia Viva propone pubblicamente un intervento deciso su tutti e tre i fronti: razionalizzazione radicale e taglio complessivo dell’Irpef pari a circa un punto di Pil (18 miliardi), di pari passo a una revisione dell’Iva che elimini gran parte delle aliquote ridotte su certi beni e servizi e a una forte potatura degli sgravi. Marattin precisa: «L’effetto netto dovrebbe essere un calo sensibile della pressione fiscale».

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La tassazione su lavoro e consumi (Corriere della Sera, 9 febbraio 2020)

D’altro canto  un nuovo taglio realistico delle tasse sui ceti bassi e medio-bassi attraverso l’Irpef — si riflette — deve valere almeno altri 5 o 6 miliardi dal 2021 per essere percepito dai cittadini. Già questo non è facile da finanziare, visto che i prossimi obiettivi di deficit oggi implicano sulla carta una stretta da venti miliardi.

Una delle idee in esame è dunque di lavorare sull’aliquota Iva intermedia al 10%, quella che si applica soprattutto a hotel e ristorazione: qui ogni punto percentuale di aumento darebbe 1,5 miliardi di gettito in più, un costo in parte a carico degli stranieri che frequentano le strutture ricettive del Paese. Un’altra idea allo studio riguarda un intervento mirato sulla giungla degli sgravi.

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La tassazione su lavoro e consumi (Corriere della Sera, 9 febbraio 2020)

La revisione dell’Iva, inoltre, potrebbe prevedere l’eliminazione di gran parte delle aliquote ridotte su certi beni e servizi. La nuova Iva potrebbe liberare risorse per il taglio dell’Irpef.

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