Economia

ATAC, i dipendenti diventano controllori?

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I dipendenti ATAC diventeranno controllori. Dopo il concorso interno con i bandi per la ricerca di nuovi verificatori, il cui avviso pubblico si è chiuso con magri risultati, Manuel Fantasia pensa alla soluzione fine-del-mondo per combattere la piaga dei senza biglietto sui bus romani. Ovvero trasformare gli 11652 dipendenti della municipalizzata dei trasporti in controllori.

ATAC, i dipendenti diventano controllori?

Un’idea che coinvolgerebbe, secondo le intenzioni dell’amministratore, tutti: ovvero dai manager al customer care. Che potranno sanzionare chi scavalca i tornelli delle metro o viaggia sui bus senza biglietto. Racconta oggi Repubblica Roma che però l’idea si scontra con due ostacoli:

Da una parte bisognerebbe trovare un’intesa con la Regione, l’ente deputato a rilasciare i tesserini di polizia amministrativa agli impiegati della partecipata. Dall’altra, superato il primo scoglio, occorrerebbe trovare un accordo con i sindacati: l’idea, se il progetto dovesse andare in porto, è quella di chiedere a ogni dipendente di selezionare un giorno a settimana da spendere in strada e a bordo dei mezzi Atac indossando i panni del verificatore.
Un compito in più che graverebbe con ogni probabilità su chi oggi passa l’intera giornata dietro la scrivania. In più, su base del tutto volontaria, una volta autorizzati, gli impiegati potrebbero sanzionare gli evasori in qualsiasi momento, anche fuori dagli orari di ufficio.

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I conti di ATAC (Il Messaggero, 26 ottobre 2016)

L’arma fine-del-mondo per fermare gli abusivi fa parte del piano ATAC-M5S: nel corso del 2016, stando ai dati letti davanti alla sindaca Virginia Raggi, sono state controllate oltre 111mila vetture con una media di 5 sanzioni al giorno per agente. Lo scorso anno, quindi, c’è stato un aumento del 26 per cento delle violazioni accertate dai verificatori e di sanzioni rispetto al 2015. L’incremento sale a quota 72 punti percentuali se si confronta il dato con i risultati del 2014. La trasformazione in controllori, poi, forse darà un’altra occasione di meritarsi lo stipendio ai dirigenti ATAC recentemente premiati con 1,8 milioni di euro come saldo della parte variabile arrivati grazie al  “peso decisivo del contributo professionale del management che deve essere caratterizzato da standard sempre più elevati” e di “valorizzazione delle eccellenze”. Mentre già si immaginano i rischi insiti in operazioni di controllo a sorpresa effettuati da “agenti” in borghese nei confronti di chi potrebbe anche avere reazioni inconsulte, come è già successo ai controllori in divisa negli ultimi anni.

La scomparsa dei bus da rottamare 

Intanto oggi Il Messaggero racconta di una scomparsa sospetta: quella dei bus da rottamare. La municipalizzata romana il 22 giugno scorso ha deciso di disfarsi di 437 autobus vetusti con una commessa spacchettata in due lotti, uno da 137 mezzi e uno da 300. Il primo è stato assegnato ufficialmente con un contratto firmato lo scorso 19 ottobre. A vincerlo è la Co.fer.met di Casalnuovo. Il secondo invece, a dicembre, è stato assegnato a un’altra ditta campana, la C.gi.car con sede a Nola e Afragola, anche se in questo caso dopo l’aggiudicazione sono ancora in corso le operazioni di conferimento. Il prezzo d’acquisto dei mezzi da rottamare, in entrambi i casi, è lo stesso: 600 euro, a fronte di un valore di mercato dei materiali di recupero superiore ai 1500 euro. E qui è scattato il problema:

Gli autobus del primo appalto hanno lasciato i depositi di Atac da diversi mesi. Tutti,però, senza i documenti di accompagnamento del trasporto dei rifiuti, come i Fir,i formulari di identificazione dei rifiuti previsti dal decreto legislativo 152 del 2006. Le navette hanno viaggiato accompagnate da un semplice documento di trasposto, dove in molti casi manca perfino il codice Cer. Cioè il riferimento del Catalogo europeo dei rifiuti, espressamente richiesto invece dal contratto di gara sottoscritto da Atac.
Nei documenti di trasporto si parla genericamente di una «cessione per vendita e successiva radiazione», cioè la cancellazione dal Registro automobilistico. Come se i bus fossero stati oggetto di una compravendita e non di un appalto di rottamazione. Che fine hanno fatto i bus da demolire? Quindici sono stati effettivamente smantellati da un’azienda di Guidonia, anche se il capitolato di gara non prevedeva la possibilità di subappalti. Altri ottanta invece, consultando il PRA (Pubblico Registro Automobilistico),oggi risultano intestati proprio alla Co.fer.met. Nei certificati di proprietà, leggendo le annotazioni dove viene riportata la data di consegna dei mezzi, vengono menzionate diverse opzioni: «demolizione/ reimmatricolazione/esportazione».

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I numeri di ATAC (Il Messaggero, 8 novembre 2016)

Il sospetto, presente in un’interrogazione al ministero degli Interni dal senatore Andrea Augello, è che una parte dei mezzi sia stata riciclata verso nuovi mercati.