Economia

Assegno unico per i figli: l’importo e chi lo può prendere

Le misure che verranno sostituite dall’assegno unico sono le detrazioni fiscali per i figli a carico (8,2 miliardi) e gli assegni per il nucleo familiare per lavoratori dipendenti, pensionati e assimilati (5,9 miliardi), a cui si aggiungono altre voci minori come il premio alla nascita e il bonus bebé

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Per l’assegno unico per i figli ci vogliono sette miliardi: è questa, spiega oggi Repubblica, la cifra che serve perché la legge delega approvata martedì scorso alla Camera con il massimo del consenso, 452 sì, un astenuto, nessun contrario, dia a tutti senza togliere a nessuno. E l’importo, prima designato, torna in ballo:

Un nodo ancora da sciogliere perché la legge, che è già stata inviata al Senato, non indica più alcuna cifra minima o massima per l’assegno, mentre la precedente versione prevedeva un tetto di 240 euro fino ai 18 anni, che sarebbe sceso a 80 euro fino ai 21. La ministra della Famiglia Elena Bonetti aveva ipotizzato un assegno che potesse variare tra i 200 e i 250 euro mensili per figlio, purché si potesse «avere la certezza che sia una cifra che non faccia perdere denaro a nessuna famiglia». Ma rendere universali i contributi per i figli, introducendo anche criteri redistributivi senza però togliere neanche un centesimo a nessuno, è un’operazione complessa. Così il testo passato alla Camera demanda tutto ai decreti del governo, indicando solo una maggiorazione tra il 30 e il 50% per i figli disabili, e chiarendo che l’assegno spetta anche agli stranieri purché residenti in Italia da almeno due anni.

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L’assegno unico per i figli (La Repubblica, 26 luglio 2020)

Le misure che verranno sostituite dall’assegno unico sono le detrazioni fiscali per i figli a carico (8,2 miliardi) e gli assegni per il nucleo familiare per lavoratori dipendenti, pensionati e assimilati (5,9 miliardi), a cui si aggiungono altre voci minori come il premio alla nascita e il bonus bebé. Ma sarà difficile non ridurre l’assegno a nessuno, ritiene Martina Bazzoli, che con due colleghi ha analizzato sul sito economico Lavoce.info quattro scenari che tengono conto di diversi stanziamenti e di diversi criteri redistributivi: «Non esiste la possibilità di creare un assegno omogeneo che riesca a non far perdere soldi a qualcuno, perché in questo momento ci sono solo piccoli gruppi di beneficiari: se la cifra che prendono attualmente diventasse la base, la misura costerebbe il triplo» Tuttavia, con «un investimento economico più sostanzioso da parte dello Stato» e con una consistente modulazione dell’assegno sulla base del reddito, conclude LaVoce, già con 5 miliardi in più rispetto allo stanziamento attuale si potrebbe ottenere «una riduzione di 1,5 punti del tasso di povertà complessivo e di ben 3,2 punti di quello tra i minori». Con questo modello infatti una famiglia con due figli minori, e con un Isee inferiore a 7 mila euro, potrebbe percepire fino a 452 euro al mese, (215 per il primo figlio, 237 con una maggiorazione per il secondo).

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