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Indovinate chi vende un sacco di armi alla Turchia?

Negli ultimi quattro anni il nostro Paese ha autorizzato forniture militari per 890 milioni di euro e consegnato materiale di armamento per 463 milioni di euro. Nel 2018 sono state concesse 70 licenze di esportazione in Turchia per 360 milioni di euro. Parlamentari del PD e del M5S chiedono al Governo di bloccare le commesse e le autorizzazioni alla vendita di armamenti alla Turchia

«In Italia c’è una legge, la 185/90, che vieta di vendere armi ai paesi in guerra. Nel 2018 sono state concesse 70 licenze di esportazione in Turchia per 360 milioni di euro» così ieri la deputata del Partito Democratico Giuditta Pini annunciava di aver presentato assieme a Matteo Orfini e a Fausto Raciti un’interrogazione al ministro degli Esteri Luigi Di Maio per chiedere di bloccare le esportazioni di armamenti non ancora consegnate e quelle future verso la Turchia.

Quante armi ha venduto l’Italia alla Turchia?

Analoga richiesta è stata avanzata dai senatori del MoVimento 5 Stelle della Commissione Esteri. L’escalation militare della Turchia in Siria e i bombardamenti sulle postazioni dei combattenti dell’YPG/YPJ dopo il ritiro delle forze statunitensi hanno sollevato la questione delle forniture militari ad Ankara. Norvegia e Finlandia hanno già fermato l’esportazioni di armamenti mentre la Svezia chiederà l’introduzione di un embargo UE alla vendita di armi alla Turchia nella riunione dei ministri degli esteri europei di lunedì. La Svezia – ha precisato la ministra degli esteri Ann Linde – non autorizza esportazioni di armi da combattimento alla Turchia dal 2018.

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Nel caso del nostro Paese la situazione è diversa. Il governo non ha ancora deciso cosa fare, anche perché la Turchia è uno dei maggiori acquirenti dell’industria degli armamenti italiana e le forze armate turche dispongono di diversi elicotteri T129 di fatto una licenza di coproduzione degli elicotteri italiani di AW129 Mangusta di Augusta Westland. La Rete italiana per il Disarmo (Rid) denuncia come negli ultimi quattro anni l’Italia abbia autorizzato «forniture militari per 890 milioni di euro e consegnato materiale di armamento per 463 milioni di euro».

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Francesco Vignarca, coordinatore della Rid spiega che tra i materiali autorizzati all’esportazione ci sono: armi o sistemi d’arma di calibro superiore ai 19.7mm, munizioni, bombe, siluri, arazzi, missili e accessori oltre ad apparecchiature per la direzione del tiro, aeromobili e software. Secondo Giorgio Beretta analista sull’export dell’Osservatorio permanente sulle armi Opal Brescia non è così semplice risalire quali siano precisamente i sistemi d’arma per cui è stata concessa l’autorizzazione perché nei database «ci sono solo dati complessivi e quindi è difficile sapere quale tipo di armamento è stato esportato, si può risalire soltanto alla fornitura degli ultimi anni sulle esportazioni autorizzate». A margine della questione dell’esportazioni di armi c’è quella della presenza militare italiana in Turchia.

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Una batteria SAMP/T [Fonte]
Come ha rivelato Linkiesta sono 130 i nostri militari schierati sul territorio turco nell’ambito di una missione NATO (la Turchia ha il più grande esercito dell’Alleanza Atlantica dopo gli Stati Uniti) Operazione Active Fence. Il contingente italiano comprende anche una batteria di missili terra aria Aster SAMP/T schierata – si legge nel comunicato pubblicato sul sito del Ministero della Difesa il 29 agosto scorso –  «con lo scopo di garantire la difesa antiaerea ed antimissile delle formazioni terrestri e, all’occorrenza, concorre alla difesa integrata dello spazio aereo» turco. Formalmente si tratta quindi di un’operazione di supporto ad uno stato membro della NATO  ma è fuori di dubbio che la presenza dei nostri soldati in una simile situazione – anche se con un ruolo di sostegno tutt’altro che attivo – possa creare un qualche imbarazzo per il nostro Governo.

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