Economia

Arianna: una disabile contro ATAC (per le pedane inesistenti sui bus inesistenti)

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Questa è la storia di una disabile contro ATAC. Nel 2011 un giudice civile ordinò all’azienda di trasporto capitolina e al Comune di fare circolare solo vetture munite di pedana per l’accesso delle persone disabili; e quattro anni dopo un secondo giudice ordinò di consentire l’utilizzo dei servoscala a persone a ridotta mobilità non munite di propria sedia a rotelle per accedere alla metropolitana. A distanza di anni, nulla è cambiato e adesso Arianna, per tramite del suo avvocato Alfonso Amoroso, ha deciso di diffidare Roma Capitale e ATAC a realizzare quanto prescritto dai giudici.

Arianna: una disabile contro ATAC (per le pedane inesistenti sui bus inesistenti)

La cronistoria è molto semplice. Nel 2010 con un procedimento civile la ragazza, affetta da handicap con difficoltà motoria, lamentò di essere non potere accedere sui mezzi pubblici a causa della presenza di barriere architettoniche. E nel 2011 il giudice civile ordinò “la cessazione dei comportamenti discriminatori tenuti da Roma Capitale e dall’Atac” disponendo per Atac che sulle linee utilizzate dalla ragazza ci fossero solo bus con pedana, e per il Comune di Roma, che le stazioni della metropolitana fossero munite di “piattaforme servoscala”. Da allora, nulla è accaduto; e nel 2015 Arianna e il suo avvocato iscrissero un nuovo ricorso civile all’esito del quale il giudice ordinò a Roma Capitale ed Atac “di cessare la condotta discriminatoria”.

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Le corse sparite di ATAC (Il Messaggero, 21 giugno 2019)

Adesso è partita la diffida a ottemperare gli ordini dei giudici civili. “Ad oggi – si legge nell’atto – la sentenza è divenuta esecutiva ed è trascorso inutilmente il termine di sei mesi per la realizzazione degli interventi previsti nell’ordinanza”; pertanto “si diffida le amministrazioni resistenti all’immediata realizzazione delle opere di cui alla ordinanza”. Arianna così spera di potere andare liberamente all’università; anche perché finora è stata sempre respinta la sua richiesta risarcitoria motivata con la necessità di spostarsi in taxi perché discriminata nell’utilizzo dei mezzi pubblici.  Il problema è che ATAC non rispetta nemmeno il contratto di servizio e non riesce a garantire i chilometri pattuiti da anni. Come potrebbe rispettare qualcos’altro?

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