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Il “condanniamo, ma…” di Pappalardo dopo l’attacco all’ISS

Il commento fuori dal tempo del leader dei Gilet Arancioni

Antonio Pappalardo

Ha trascorso la sua estate ad aizzare la folla contro le decisioni del governo per tentare di limitare la diffusione della pandemia da Covid. Ha organizzato manifestazioni che hanno chiamato in piazza migliaia di italiani che protestavano contro l’uso della mascherina e il distanziamento sociale. Antonio Pappalardo, ex generale dell’Arma dei Carabinieri (ora in congedo), è uno dei personaggi socio-politici che ha offerto il peggio del peggio durante questo difficile anno. Eppure, oggi, riesce a condannare quanto accaduto davanti alla sede dell’Istituto Superiore di Sanità, ma. Sì, perché per lui c’è sempre un però.

Antonio Pappalardo e il suo “condanniamo, ma”

“Condanniamo fermamente questo atto di violenza, perché non è ammissibile che in un paese democratico come il nostro, o che almeno dovrebbe esserlo, per imporre le proprie ragioni e lamentele si vada ad incendiare la porta di un’istituzione pubblica”, ha detto Antonio Pappalardo raggiunto telefonicamente da AdnKronos. Fino a qui tutto bene e, forse, l’ex generale poteva riagganciare la cornetta e salutare. Senza proseguire. E invece: “Non è accettabile, ma c’è un malessere enorme della società, una sofferenza di tante persone. E il premier Draghi non può continuare a tempestare con il solo monito ‘vaccinatevi’ ‘vaccinatevi, ‘vaccinatevi’. Il vaccino è facoltativo, non obbligatori”.

Il vaccino, infatti, è facoltativo e non obbligatorio. Non vi è alcuna legge, se non quella regionale in Puglia (e si sta valutando anche in Liguria) per gli operatori sanitari, che obblighi gli italiani a immunizzarsi. Lo Stato si limita a sensibilizzare i cittadini alla vaccinazione, unica soluzione per uscire dalla pandemia. Sicuramente un rimedio migliore rispetto alle manifestazioni senza mascherine e senza distanziamento sociale, vestiti di arancione.

Il bue che dice…

Mesi e mesi, prima di un silenzio dettato dalle evidenze scientifiche (numero di contagi, decessi, ricoveri e terapie intensive affollate), ma poi il ritorno ai vecchi motti arancioni: Pappalardo torna a parlare di “annientamento del cervello delle persone” che “spesso si sortisce l’effetto contrario”. O, forse, è la propaganda antiscientifica sua e dei gilet arancioni ad aver dato adito a un pessimismo scettico nei confronti di dati – purtroppo – reali.

(foto: ipp/clemente marmorino)