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Antonio Galizia, l'ex carabiniere che chiede la condanna di Ilaria Cucchi e dei genitori per la morte di Stefano

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antonio galizia cucchi

La vicenda giudiziaria che ruota intorno all’omicidio di Stefano Cucchi ha vissuto recentemente due tappe importanti: martedì 5 aprile la Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 12 anni per Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, i due carabinieri responsabili della morte del geometra, mentre giovedì 7 aprile sono stati condannati in primo grado otto membri dell’Arma nel caso depistaggi, tra i quali anche Alessandro Casarsa, all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma. Dopo anni di battaglie e diffamazioni la verità è venuta a galla, ma per Antonio Galizia, 61 anni di cui 20 interamente trascorsi al comando della stazione di Giovinazzo, in provincia di Bari, manca qualcuno all’appello dei condannati: sono Ilaria Cucchi e i genitori di Stefano, Giovanni Cucchi e Rita Calore. “Avevano abbandonato il figlio e fratello a vivere da sbandato”, ha scritto in un post su Facebook Galizia, un presente da politico nelle liste del Movimento 5 Stelle e padre di una deputata grillina.

Antonio Galizia, l’ex carabiniere che chiede la condanna di Ilaria Cucchi e dei genitori per l’omicidio di Stefano

“La madre era felice dell’arresto del figlio e non voleva spendere un solo centesimo per l’avvocato – ha aggiunto – e la sorella erano due anni che non aveva più contatti con il fratello. Se avessero amato il figlio e fratello invece di abbandonarlo avrebbero potuto aiutare in vita e tirarlo fuori dalla droga come fanno tante famiglie in silenzio e sofferenza”. Poi un attacco alla sorella Cucchi, “colpevole” di aver cavalcato mediaticamente l’omicidio del fratello: “Sfruttare la morte per fare soldi e notorietà è come averlo ucciso la seconda volta”. A poco vale la condanna del gesto dei carabinieri (“Condivido in pieno che chi ha sbagliato deve stare in galera e fuori dall’Arma dei Carabinieri”) se poi la conclusione suona così: “Forse condannare la famiglia e la sorella per aver abbandonato un figlio e un fratello sarebbe stata vera giustizia”. Come se il processo non avesse restituito nulla a persone che hanno dovuto lottare 13 anni, come se un ex carabiniere possa mettere bocca su una verità che è stato difficilissimo raggiungere senza tener conto delle sofferenze passate.