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Anna Frank con la maglia della Roma? Per i tifosi è una goliardata

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Una Anna Frank con la maglia delle squadre di calcio più tifate d’Italia è l’apertura di Repubblica di oggi in risposta alla vicenda dell’adesivo della ragazzina con la maglia della Roma che i tifosi della Lazio hanno appiccicato in Curva Sud domenica sera durante Lazio-Cagliari. Una storia che i tifosi hanno cercato di negare fino all’ultimo parlando di complotto nei confronti dei biancocelesti finché ieri non è scoppiata in tutto il suo fragore.

«Anna Frank con la maglia della Roma»

Tutto è accaduto perché, dopo la squalifica della Curva Nord (per razzismo…), la società di Claudio Lotito ha avuto la splendida idea di permettere ai tifosi abbonati di spostarsi in Curva Sud, quella che tradizionalmente è appannaggio del tifo giallorosso, e che tre giorni dopo avrebbe dovuto ospitare un turno infrasettimanale con la Roma in campo. A quel punto i tifosi laziali hanno pensato di imbrattare la curva dei rivali con adesivi antisemiti. Oltre ad Anna Frank con la maglia della Roma, reduce da un’iniziativa che aveva messo già nei guai la Lazio nel 2013, anche le scritte “Romanista Ebreo” e “Romanista Aronne Piperno” (ovvero il personaggio del film “Il Marchese del Grillo).
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Dopo gli ululati contro i giocatori del Sassuolo Adjapong e Duncan il giudice sportivo aveva deciso la chiusura della Curva Nord laziale per due turni, visto che gli ultrà biancocelesti erano pure recidivi. Bocciati i ricorsi alla giustizia sportiva, la Lazio ha consentito agli abbonati della curva chiusa di acquistare un biglietto per l’altra curva (solitamente invenduta) al prezzo simbolico di un euro: bastava entrare sul sito del club, digitare alcuni codici per “annullare l’abbonamento” soltanto per la gara in questione e acquistare il tagliando. Il club di Lotito l’aveva vestita come manifestazione contro il razzismo: “We fight racism”.

Le inchieste della FIGC e della Digos

In pratica le istituzioni sportive hanno consentito alla Lazio di interpretare la squalifica della Curva Nord come una squalifica “dei seggiolini” (che infatti sono rimasti inutilizzati) consentendo agli occupanti dei settori da cui partivano gli ululati di entrare allo stadio con un euro di spesa. Nessuno ha avuto nulla da ridire sulle decisioni di Lotito: né la Lega Calcio, né l’Osservatorio, né la Questura. Guarda caso, sono quelli che oggi si indignano per l’accaduto e promettono indagini e altre amenità.
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Cosa rischia adesso la Lazio? Matteo Pinci su Repubblica spiega oggi che è difficile che il procuratore della Figc Pecoraro entri nel merito dell’iniziativa che ha permesso a una curva squalificata di entrare in altro settore: se però identificasse i presupposti del razzismo (per le immagini non serve la percettibilità), potrebbe far giocare la prossima gara a porte chiuse, oltre a multare per non meno di 50mila euro. Un fascicolo verrà aperto in procura anche se sarà difficile identificare gli autori del gesto. Alcune pagine Facebook ieri ospitavano utenti che si vantavano del gesto. Dopo lo scoppio del caso hanno cancellato tutto.

Il comunicato degli Irriducibili

Lotito, per prendere le distanze dai propri ultrà, oggi avrebbe dovuto far visita alla Sinagoga. Ma la Comunità ebraica avrebbe voluto un gesto di condanna forte e a ieri notte non si era trovato un accordo. Stickers con l’immagine di Anna Frank in maglia giallorossa erano già comparsi nel 2013 attaccati su muri e cartelli stradali del Rione romano Monti, accompagnati dalla scritta ‘Romanisti Ebrei’. I laziali gridano al complotto ad opera dei rivali e se la prendono anche con i giornalisti (“siete il nostro male”).
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Ieri in serata il gruppo degli Irriducibili ha inviato all’ANSA un comunicato surreale, dove gli ultras della Lazio si dicevano “stupiti da tutto questo clamore mediatico” e convinti che “tutto debba rimanere nell’ambito del ‘nulla’, circoscritto a un contesto sportivo animato da scherno, sfottò e goliardia”. “Esistono altri casi che secondo noi meriterebbero aperture dei tg e ampie pagine di giornali”, in un tripudio di benaltrismo. “Non ci dissociamo da ciò che non abbiamo fatto, ci meravigliamo che queste, che vengono ritenute accuse, quando vengono fatte nei nostri confronti non scandalizzano nessuno – sostengono gli Irriducibili – Ci verrebbe da chiedere perché non si è sottolineata la nostra iniziativa annessa in ricordo delle vittime del terrorismo”. Che concludono: “Sono tutte mosse atte a ostacolare la crescita della nostra Lazio che si sta affermando come una delle più belle realtà di questo campionato”. Un complotto, insomma.

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