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Anastasiya Kylemnyk e le telefonate intercettate dai carabinieri

«I carabinieri mi geolocalizzano», diceva la ragazza al telefono con un’amica. Intanto Alfonso Sacchi, padre di Luca, difende il figlio accusato di aver fatto parte del piano per lo spaccio di marijuana di Princi e Kylemnyk

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«Non ce la faccio ora ad uscire. No, ho paura che me li trovo pure qua. I carabinieri tanto sono i primi venduti. Che so, mi geolocalizzano. Perché sono stati i primi a dire tutto»: Anastasiya Kylemnyk aveva paura di essere intercettata e credeva che i carabinieri fornissero informazioni ai giornalisti sull’omicidio di Luca Sacchi. Non solo: la ragazza ucraina, secondo una testimone, aveva schede SIM nel portafogli poi rubato e gettato da Valerio Del Grosso e Paolo Pirino dopo la morte del personal trainer.

Anastasiya Kylemnyk e le telefonate intercettate dai carabinieri

Sullo smartphone della ragazza, inoltre, vi era l’applicativo per inviare messaggi criptati, Signal. Sono molti i sospetti degli inquirenti sul fatto che Kylemnik volesse nascondere qualcosa, dopo la rapina del 23 settembre scaturita dalla compravendita di marijuana e degenerata poi nell’omicidio del suo ragazzo. Repubblica segnala oggi che si fanno più concreti gli elementi a carico della fidanzata di Sacchi, da inizio mese sotto posta a obbligo di firma e accusata di aver messo in piedi con Giovanni Princi, amico di scuola di Sacchi, l’operazione per l’acquisto di 15 chilogrammi di marijuana al costo di 70mila euro:

Di lei, indirettamente, racconta qualcosa anche Giorgia D’Ambrosio, la fidanzata di Valerio Del Grosso (in carcere con l’accusa di omicidio) che è stata testimone delle ore successive allo sparo accompagnando lo stesso a gettare lo zaino rosa che era stato sottratto a Kylemnik: «All’interno (del portafogli ndr) vi erano soldi, dei documenti e degli involucri del diametro di circa un paio di centimetri, forse uno o due, che loro hanno in parte aperto. Vi era molto cellophane e conteneva hashish o marijuana, credo quest’ultima».

È proprio D’Ambrosio ad aver riferito di aver visto spuntare anche delle schede Sim da quel portafoglio. Un ulteriore elemento che ha convinto la procura del fatto che Anastasiya mentisse e che davanti al pub John Cabot, nel quartiere Colli Albani, non fosse capitata per caso, ma per portare a termine un affare importante.

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La nuova ricostruzione dell’omicidio di Luca Sacchi (Corriere della Sera, Roma 30 ottobre 2019)

Intanto Alfonso Sacchi, padre di Luca, parla con il Messaggero per difendere il figlio, accusato di aver fatto parte del piano per lo spaccio di marijuana di Princi e Kylemnyk.

«Dai tabulati telefonici sembrerebbe che siano emerse telefonate notturne tra Anastasia e Princi. Per quale motivo si sentivano di notte? Quest’estate, quando eravamo in vacanza in Veneto e Princi con la fidanzata Clementina si sono uniti a noi, Anastasia e Giovanni furono trovati da Luca mentre fumavano dell’erba. Mio figlio si arrabbiò e le disse: “Non mi interessa cosa fa Giovanni ma tu non devi fumare”. Credo che tra i due ci fosse una sorta di complicità, percepita anche da mia moglie».

Quindi suo figlio non avrebbe mai partecipato a una trattativa per l’acquisto di marijuana o cocaina?
«Luca era lontano da queste cose, ma credo che non potesse controllare altre persone e obbligarle a usare un determinato comportamento».

La sera dell’omicidio dopo la trattativa con gli intermediari di Valerio Del Grosso, Anastasia, che avrebbe mostrato loro il denaro per la droga, si è riavvicinata a Luca e a Domenico Munoz dicendo “È tutto ok”.
«A chi l’ha detta questa frase? A Luca o a Domenico? Munoz, sia chiaro è stato presentato a mio figlio da Giovanni, ed ha cambiato versione più volte di fronte agli inquirenti».

E questo le fa credere che abbia mentito?
«Se non mentissero tutti, la sera stessa avrebbero detto come sono andate le cose che stanno emergendo».

Lei non prende in considerazione l’ipotesi che Luca fosse coinvolto?
«Conoscevo mio figlio, al massimo penso che forse per il bene che voleva ad Anastasia quella sera sia uscito nonostante il mal di schiena per capire cosa stesse succedendo».

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