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Anastasiya Kylemnyk: le verità dei testimoni e le dosi da spacciare nel portafogli

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Anastasiya Kylemnyk, Luca Sacchi, Giovanni Princi e la fidanzata di questi, la romena Clementina, stavano per prendere tutti insieme un appartamento in affitto (avevano già versato una caparra da 900 euro per un seminterrato nel quartiere Appio Latino) e volevano aprire un bed & breakfast a Perugia. Nel portafogli di Anastasia c’erano sim telefoniche e bustine di marijuana, come racconta uno dei testimoni ascoltati dagli inquirenti. Questa è l’accusa nei confronti delle persone che si trovavano davanti al pub John Cabot all’Appio Latino nella sera in cui il personal trainer è morto.

Anastasiya Kylemnyk e le dosi da spacciare nel portafogli

Per il delitto sono stati arrestati in tre: Valerio Del Grosso, 21 anni, pasticciere, accusato di aver sparato; Paolo Pirino, 21 anni,che avrebbe aggreditola coppia e Giovanni Princi, 25 anni, ex compagno di scuola della vittima. Questi sono solo alcuni dei nuovi elementi di prova depositati dal pm Nadia Plastina al tribunale del Riesame, al quale la 25enne ucraina si è rivolta per chiedere la revoca del suo obbligo di firma. Spiega oggi il Corriere della Sera:

Il contenuto del portafogli, che era nello zainetto rosa assieme alle mazzette di soldi (70 mila euro), lo rivela il verbale desecretato di Giorgia D’Ambrosio, la fidanzata di Valerio Del Grosso, il 21enne che ha fatto fuoco contro Sacchi il 23 ottobre: «All’interno — ha raccontato la ragazza ai carabinieri del Nucleo investigativo — vi erano degli involucri del diametro di circa un paio di centimetri, forse uno o due, che loro (Del Grosso e il complice Paolo Pirino, ndr) hanno in parte aperto. Vi era molto cellophane e conteneva hashish o marijuana, credo quest’ultima».

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La sequenza ripresa dalle telecamere (Il Messaggero, 4 dicembre 2019)

La sua testimonianza viene ritenuta credibile perché trova riscontri in altre prove ed è l’ennesima conferma che Anastasiya ha mentito fin dall’inizio. Un altro testimone, Domenico Munoz, amico della coppia e presente quella sera al pub, aggiunge: «Nastia disse a Luca “Tutto ok”, lui annuì ed ebbi l’impressione che fosse qualcosa di illecito».

Il ruolo attivo di Luca Sacchi nella vicenda è confermato anche dalle frasi contenute nel verbale di Munoz, come riporta Repubblica:

Il lato oscuro di Anastasiya lo conosce anche Domenico Costanzo Marino Munoz, uno della combriccola presente la sera del 23 ottobre al pub John Cabot, davanti al quale è stato ucciso Sacchi. «Quando ho raggiunto lei e Luca — mette a verbale — ho percepito che erano in attesa di qualcuno. Lei aveva lo zaino rosa (con 70.000 euro dentro, ndr)». La ragazza si allontana con Princi per incontrare i due emissari degli spacciatori di San Basilio. «Quando è tornata ha detto a Luca: “Tutto a posto”. Luca non ha detto nulla, ma ha annuito con la testa». La vittima, dunque, sapeva quale affare si voleva concludere.

Nastya e le verità dei testimoni

L’idea di incassare soldi facili, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe affascinato l’ucraina, con Sacchi che si sarebbe fatto risucchiare in questo affare. Il bancomat di Luca (che non si ritrova più) sarebbe stato utilizzato per finanziare alcuni acquisti. La stessa madre avrebbe chiesto al figlio conto di una serie di spese: «Mamma acquisto pezziper la moto», la giustificazione. Mentre la Kylemnyk sarebbe riuscita, in questo modo, a sganciarsi dall’opprimente, per lei, casa Sacchi e trasferirsi  in una casa da 900 euro al mese: «La madre di Luca non ha mai fatto un c….», afferma la baby sitter in una conversazione intercettata dopo il funerale del suo fidanzato.

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È stato un cliente dello stesso Princi ad indicare agli investigatori il dato. Un 20enne che, nelle ultime settimane, non era più riuscito a comprare dal suo storico spacciatore.

EDIT ore 10,07: I legali della famiglia Sacchi Armida Decina e Paolo Salice intervengono stamattina con una nota:

“Il testimone riferisce esclusivamente proprie impressioni non indicando alcun elemento concreto da cui poter desumere un eventuale e presunto coinvolgimento di Luca Sacchi nella vicenda. Questa è la terza dichiarazione diversa rilasciata da Munoz. Ciò che emerge, invece, in maniera inequivocabile, è che è stato lui a ritardare l’ingresso di Luca nel pub per via di una sigaretta, senza cui il giovane Sacchi sarebbe entrato all’interno del locale e quasi certamente non si sarebbe imbattuto in Del Grosso. Nei giorni scorsi abbiamo convocato Munoz per essere ascoltato mediante indagini difensive, ma egli ha preferito non presentarsi senza addurre alcuna giustificazione”.

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