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Che fine hanno fatto i soldi nello zaino di Anastasia Kylemnyk?

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Oggi la famiglia di Luca Sacchi, il 24enne ucciso la sera di mercoledì 23 ottobre davanti al pub John Cabot nel quartiere Appio Latino di Roma, ha convocato una conferenza stampa nella quale ci saranno il padre Alfonso e gli avvocati Armida Decina e Paolo Salice. “La versione di Anastasia (che non aveva parlato della droga, ndr) è stata fuorviante rispetto agli elementi che stanno emergendo”, hanno spiegato al Fatto i legali della famiglia Sacchi.

Che fine hanno fatto i soldi nello zaino di Anastasia Kylemnyk?

In una dichiarazione ufficiale però hanno tentato di aggiustare il tiro affermando che “siamo sul chi va là, ma è sbagliato crocifiggere la ragazza: è comunque una persona offesa per una rapina”. E poi c’è Giovanni P., l’amico pregiudicato per reati di droga che – secondo le testimonianze – avrebbe messo in contatto Anastasia con gli spacciatori: “Dalla sera dell’omicidio non si è fatto sentire, è sparito”, dicono gli avvocati. La vicenda di Sacchi e Nastia si va ad incrociare con quella di una guerra tra spacciatori di San BasilioValerio Del Grosso e Paolo Pirino, secondo alcune ipotesi di indagine, potrebbero far parte di una nuova piazza di spaccio, anche embrionale, che si raccorda con lo storico giro di Tor Bella Monaca e San Basilio provocando, però, anche frizioni e competizioni. Per questo non si trovano ancora i soldi della rapina che stavano nello zaino di Anastasia Kylemnyk. Spiega oggi Il Messaggero:

Nelle carte sono le deposizioni degli intermediari mandati dal Del Grosso, a verificare se al Tuscolano ci fosse gente con il denaro per acquistare la droga, a descrivere una giovane quasi spregiudicata. Che se ne andava in giro con uno zaino pieno zeppo di soldi destinati all’acquisto di stupefacenti. Lei Anastasia, che dovrebbe essere ascoltata in Procura per delineare meglio i contorni di quella sera, ha detto agli inquirenti di avere 200 euro nello zaino e che la droga non c’entrava nulla.

 

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La nuova ricostruzione dell’omicidio di Luca Sacchi (Corriere della Sera, Roma 30 ottobre 2019)

Da una parte, dunque, gli intermediari di Del Grosso che agli inquirenti hanno raccontato di una giovane che per il tramite di Giovanni P. – ponte tra i venditori e gli acquirenti e amico di Sacchi – avrebbe ricoperto il ruolo di“cassiera” per pagare poi la droga, conservando nello zaino – poi rubato dai due di Casal Monastero – una cifra superiore ai 2mila euro. Dall’altra lei, le sue poche parole di estraneità alla compravendita di marjiuana all’indomani della tragedia e il lungo silenzio che ne è seguito. In mezzo una cifra di denaro che non è stata mai quantificata perché non rinvenuta da polizia e carabinieri e una partita di droga– presumibilmente hashish – mai consegnata.

«Nastia era qui nel pub già mezz’ora prima dello sparo»

In questa ottica va ad inquadrarsi anche la testimonianza di Michele Ciccarella, il gestore dell’Irish pub John Cabot dove è avvenuto l ’omicidio, raccontata dal Corriere della Sera Roma: «è entrata qui nel locale mezz’ora prima dello sparo per chiedere due bottigliette d’acqua, ha pagato ed è uscita». La pistola a tutt’oggi non è stata ritrovata, se non per un bossolo che viene ora esaminato. Segno che potrebbe essere stata riconsegnata a qualcuno per occultarne la provenienza e non metterlo nei guai, coinvolgendolo in questa vicenda un nome di peso nel quartiere al quale i due sono legati. Uno dei testimoni citati nell’ordinanza chiede ora di non riportare più il suo nome sui giornali: «Ho paura che mi succeda qualcosa».

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Anastasiya Kylemnyk e Luca Sacchi (Corriere della Sera, 28 ottobre 2019)

Come ricostruito nell’ordinanza del gip, Del Grosso impiega meno di 20 minuti per raggiungere Casal Monastero in fuga da via Bartoloni all’Appio Latino dove ha ucciso Luca Sacchi:

Lo sparo avviene alle 23 circa,alle 23.06 vengono chiamati i carabinieri, alle 23.15 l’omicida è già in via Conti di Rieti dove incontra la sua ragazza e dove, all’altezza del civico 55, nascosto in un tombino, è stato rinvenuto un guanto in lattice blu, chiuso con dei nodi, contenente un bossolo esploso.

Lungo il percorso vengono trovati anche il portafoglio con i documenti di Anastasiya Kylemnyk (in un cespuglio di via Ottaviano Conte di Palombara; lo zaino rosa della 25enne ucraina in via di Tor Bella Monaca, vicino alla rampa di accesso al Gra) e la mazza da baseball in metallo nera usata nell’aggressione (in via Belmonte in Sabina, presso lo svincolo del Gra per la Centrale del latte.

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