Economia

ANAS, i 3500 ponti fuori controllo

Nel 2019 è stato eseguito solo il 28% delle ispezioni obbligatorie. La lettera di Gianni Armani: ispezionati solo 1419 viadotti su 4991

otto viadotti a rischio crollo massimo

Un anno fa 992 ponti che attraversavano strade e autostrade italiane gestite da Anas, costruiti in buona parte negli anni Sessanta, erano senza padrone. Non avevano cio è un proprietario certo che provvedesse alla manutenzione. La mappa, raccontano oggi Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto sul Corriere della Sera, era stata realizzata dopo che ci scappò il morto: anno 2016, cavalcavia di Annone, dietro il crollo c’era la mancata cura della struttura dovuta al fatto che nessuno sapeva di doversene occupare, mentre il traffico pesante continuava a passarci sopra.

In attesa di capire se queste strutture sono in carico a Province, Comuni o Consorzi, il ministero delle Infrastrutture (Mit) tranquillizzava tutti chiedendo ad Anas di sorvegliarli «al fine di assicurare l’incolumità della vita umana», scriveva preoccupato il direttore generale del Trasporto stradale, Antonio Parente. Un anno dopo a che punto siamo? I ponti in questione sono stati controllati? L’incolumità è garantita? Risposta: ci sono ancora 763 cavalcavia senza identità e su questi non sono state fatte le ispezioni approfondite previste per legge con cadenza annuale, ma soltanto quelle «a vista» ad opera dei cantonieri. Dalle quali, ci scrive Anas, non sarebbero emerse criticità tali da richiedere interventi di manutenzione.

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ANAS, i ponti fuori controllo (Corriere della Sera, 20 gennaio 2020)

Come va invece sui 14.500 ponti e viadotti che hanno una proprietà certa e che Anas deve gestire?

Un mese fa sul tavolo della ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, è arrivato un documento. Era accompagnato da una lettera firmata da Gianni Armani, l’ex amministratore delegato di Anas, il quale, venuto in possesso dei dati sorprendenti sull’attività di sorveglianza, voleva informare il governo «per ragioni di sicurezza del Paese», dice. Il documento riporta i numeri riguardanti le ispezioni registrate fino a dicembre 2019.

Quelle annuali, obbligatorie per legge, che dovevano eseguire gli ingegneri qualificati sui 4.991 viadotti principali (con campata di luce superiore ai 30 metri di lunghezza) e critici (segnalati dai cantonieri) si sono fermate a 1.419, il 28% del dovuto. Nel 2018 erano state il 56%. Stesso discorso, seppure in misura meno importante, vale per le ispezioni trimestrali, quelle«avista», a carico dei sorveglianti: validate il 69%. Nel 2018 erano state l’88%. Questi sono i dati registrati dal sistema Bms, varato nell’ottobre 2017, che monitora lo stato di sicurezza delle opere e programma gli interventi di manutenzione straordinaria.

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