Economia

Perché c’è un allarme sui BtP

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Per la prima volta dal 2014 il BtP arriva al rendimento del 3,25%. Rispetto all’analogo collocamento di luglio il rendimento è risalito dello 0,37% mentre la richiesta è stata pari a 3,07 miliardi. Sono stati piazzati 3,75 miliardi di titoli a fronte di una richiesta di quasi 8. Il rapporto di copertura è stato di 2,12 volte. Uno dei più alti da diversi anni a questa parte. Spiega oggi Il Sole 24 Ore che nel contesto del mercato dei bond governativi europei questi tassi sono una rarità. Basti pensare che, sulla scadenza quinquennale, la Germania si rifinanzia a tassi negativi dello 0,27 per cento. Non deve cioè pagare interessi ma incassa commissioni dal mercato. Senza scomodare la virtuosa Germania basti pensare che un Paese come il Portogallo, in passato commissariato dalla Troika, rifinanzia il suo debito a cinque anni pagando appena lo 0,71 per cento.

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Le ultime aste BtP (Il Sole 24 Ore, 31 agosto 2018)

Una situazione che dovrebbe segnare un allarme rosso per il governo, ma a quanto pare non è così: anche se in queste condizioni la spesa per interessi sul debito, che si è ridotta di ben 20 miliardi dal 2012 a oggi, potrebbe tornare a salire minando la sostenibilità del debito pubblico, per ora dalle parti del governo si fa spallucce, anzi: il sottosegretario agli Affari Regionali del governo Conte, Stefano Buffagni, sul Blog delle Stelle riesce ad esultare perché “l’asta per i BTP a 5 e 10 anni ha fatto sold out, con una domanda superiore all’offerta. Una domanda forte che rappresenta un segnale molto positivo per l’economia italiana e che spero troverà spazio sui giornali, perché per il bene del paese è giusto riportare queste informazioni positive e soprattutto VERE”.

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I rendimenti di BtP e Bonos a confronto (Il Sole 24 Ore, 31 agosto 2018)

Ai grillini sembra del tutto sfuggire la circostanza che le aste sono andate esaurite perché l’Italia ha dovuto promettere più soldi agli investitori. E questo è un segnale pessimo per la sostenibilità del debito pubblico e per il futuro, quando – secondo le stesse ammissioni dei grillini – si dovrà andare allo scontro con l’Unione Europea per la Legge di Bilancio: lì si rischia di dover pagare ancor di più. O, peggio, di offrire di più e non trovare nessuno che compra.

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