Economia

Alitalia, cosa succede dopo il no al referendum

Sono 6.816 i lavoratori Alitalia che hanno detto No al referendum, contro 3.206 che si sono espressi per il Sì: questo il risultato del voto sul verbale di incontro tra la compagnia aerea e i sindacati, con la mediazione del governo, firmato all’alba di venerdì scorso 14 aprile. Il dato definitivo è stato fornito dai sindacati.

Alitalia, il no al referendum e il commissariamento

Una vittoria che già da metà pomeriggio sembrava nell’aria, con una schiacciante preponderanza di contrari fra il personale navigante. A far capire la tensione e la preoccupazione che ha aleggiato per tutta la giornata sul voto, a urne chiuse è arrivata anche la notizia di un vertice a palazzo Chigi, dove il premier Paolo Gentiloni ha incontrato i ministri dei Trasporti Graziano Delrio, dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e del Lavoro Giuliano Poletti, per fare il punto su una situazione sempre più delicata.

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Alitalia, numeri e conti (Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2017

Il futuro prossimo della compagnia dovrebbe in teoria essere già segnato. Dopo i risultati il consiglio di amministrazione di Alitalia dovrebbe avviare la richiesta di amministrazione straordinaria. A questo punto il governo dovrebbe nominare da uno a tre commissari per gestire la società; i tre possono decidere per la cessione o per la ristrutturazione. Con il commissariamento i creditori possono soltanto inserirsi nella procedura per avere il pagamento dei loro conti. Il commissario dovrà trovare il modo di tenere in vita la compagnia usando i soldi dei passeggeri per sostenere le spese di gestione. In caso di mancata vendita rimane il fallimento: in quel caso il curatore fallimentare provvede a cedere al miglior offerente ciascun bene della compagnia.
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Alitalia, cosa succede dopo il no al referendum (La Repubblica, 25 aprile 2017)

Il prestito del governo

 Francesca Basso sul Corriere della Sera spiega però che il governo potrebbe intanto prestare alla compagnia i soldi necessari ad andare avanti, anche se questo rischia di configurarsi come un aiuto di stato sia in caso di prestito ponte che con garanzia: «Sembrerebbe esclusa, invece, l’ipotesi che sia Invitalia, che si era già impegnata a garantire un cuscinetto finanziario fino a 300 milioni, a trasformarli in cash. Dunque, contestualmente alla richiesta di amministrazione straordinaria speciale, il governo dovrà preparare gli strumenti normativi per fornire ad Alitalia la liquidità che consentirà al commissario di portare la compagnia alla vendita».

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I numeri di Alitalia (Corriere della Sera, 25 aprile 2017)

Oggi la situazione quindi prevede la possibilità di una vendita unitaria che salverebbe la compagnia e salvaguarderebbe l’occupazione per almeno due anni (salvo diversi accordi con il compratore) oppure il tentativo di trovare un finanziatore che permetta di elaborare un piano industriale. Ma l’ipotesi più probabile è quella della vendita per pezzi, visto che si tratta di un’azienda che svolge un servizio pubblico che dovrebbe essere continuativo. In caso di fallimento la procedura prevede due anni di NASPI per i lavoratori e poi la disoccupazione.

Alitalia, che fine fanno biglietti, prenotazioni e Millemiglia

Ettore Livini su Repubblica invece spiega che l’incertezza sul futuro farà con ogni probabilità rallentare le prenotazioni. «Ed a breve è possibile che l’azienda possa mettere sul mercato biglietti in saldo pur di far cassa (anche se difficilmente per i voli estivi, già quasi esauriti). Un’occasione per cuori (e portafogli) forti ma che — se tutto andasse bene — sarebbe da non perdere. Più tranquilli dovrebbero essere invece colore che hanno prenotato viaggi organizzati con tour operator. I big del settore non usano di solito Alitalia per programmare il loro operativo ma si affidano ad altri operatori del settore. E i disagi saranno così nel caso ridotti al minimo».
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Le Mille Miglia e gli altri programmi di fidelizzazione rischierebbero di andare persi. Un problema analogo alla compagnia potrebbero soffrirlo le aziende dell’indotto mentre le banche creditrici e le Generali dopo aver perso 600 milioni rischiano di mandarne in fumo altrettanti.

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