Economia

Alitalia, il governo studia come regalarle più soldi (nostri)

Per Alitalia si profila un aumento dell’ennesimo prestito da parte dello Stato: da 400 a 450 milioni di euro per il vettore nazionale dopo che la trattativa per la cordata con Ferrovie dello Stato, Atlantia e un partner tra Delta e Lufthansa è saltata. Racconta oggi Il Messaggero:

Al Mef e al Mise stanno valutando se portare a 450 milioni di euro l’iniezione di liquidità per il vettore, che a breve resterà senza risorse. Oggi alla Camera è atteso una modifica al decreto fiscale, perché l’articolo 54 parla di un finanziamAlitaliaome svelato dal Messaggero – il ceo Carsten Spohr per riaprire il tavolo.

Per uscire dall’impasse il governo starebbe studiando una formula più generica e fumosa, che prevede di garantire con soldi pubblici l’operatività alle società in amministrazione straordinaria «per le loro indilazionabili esigenze gestionali». Anche se questo schema potrebbe non passare in Europa, dove è già aperta un’indagine per aiuti di Stato legato al vecchio prestito ponte da 900 milioni di euro.

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Alitalia, quanto ci abbiamo perso (Il Messaggero, 26 novembre 2019)

Ma il titolare del Mise continua a ripetere che «non ci saranno problemi». Questo, così come l’accordo con il vettore tedesco, è soltanto un pezzo del mosaico per provare a salvare l’ex compagnia di bandiera. Al di là degli esuberi – i sindacati danno per certo una riduzione del personale fino a 4 mila unità – la futura Alitalia per essere appetibile deve avere un nuovo perimetro aziendale e risultare più profittevole. In quest’ottica andrebbe letto un piano allo studio dei tre commissari, che metterebbe assieme la nascita di tre società ad hoc per le tre mission (volo, catering/handling e manutenzione) e una riduzione del costo del lavoro del 20 per cento da ottenere parametrandolo ai costi standard del settore e ottimizzando le performance.

Oggi il vettore spende all’anno per i suoi dipendenti 600 milioni di euro (150 per i piloti, 150 per gli assistenti di volo, 300 per quelli di terra) contro i 900 milioni del 2007. Questa riduzione è stata realizzata soltanto grazie a una riduzione dell’attività, alla quale non è seguito un aumento della redditività. Da qui il timore dei sindacati che, sotto un altro ombrello societario, si rivedano i contratti esistenti come già avvenuto in passato.

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