Economia

Alitalia, Atlantia, FS e la strategia chiagni e fotti di Di Maio

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Alla fine il lavoro sporco su Alitalia lo fa Ferrovie dello Stato: FS sceglie come partner Atlantia lasciando fuori gli altri pretendenti e Di Maio si becca l’azienda che aveva definito “decotta” come socio partner del suo salvataggio di via della Magliana. E, per soprannummero, il ministro Tria sulle concessioni torna a frenare: “Bisogna vedere se ci sono margini per cambiarle. Si tratta di un problema giuridico”.

Alitalia, Fs, Atlantia e la beffa di Di Maio

Spiega oggi Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore che i tempi per l’offerta finale però slittano al 30 settembre, quando le condizioni di Alitalia, che vola in rosso e brucia cassa, potrebbero essere a rischio di esaurimento di liquidità. Il cda delle Fs ha impiegato quasi sei ore per prendere la decisione che sembrava già preordinata. Era quella preferita dalla stessa società pubblica e da Delta Airlines, il partner industriale forte individuato dall’a.d. di Fs Gianfranco Battisti per il difficile salvataggio di Alitalia.

Una gestazione evidentemente laboriosa, anche se, precisano fonti Fs, presa all’unanimità. Fino all’offerta non ci sono impegni vincolanti per nessuno. Atlantia potrebbe ancora sfilarsi. Ma potrebbero tirarsi indietro anche Fs o Delta. Le quote della futura società devono essere definite. Si ragiona su uno schema che vedrebbe Fs con il 35% e Atlantia con la stessa quota.

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Secondo fonti qualificate, la proposta di Toto è stata esclusa perché presentava basse sinergie industriali ed eccessive richieste di modifica del piano industriale, inoltre c’è il tema dei contenziosi aperti con l’Anas (che è al i00%di Fs). Su Lotito si rileva la mancanza di dati finanziari sul gruppo. Infine Efromovich, l’imprenditore sudamericano, azionista di maggioranza della compagnia colombiana Avianca, che si è presentato annunciando la disponibilità a investire 300-40o milioni con soldi liquidi, presenti nei trust della sua famiglia, è stato escluso per mancanza di sufficienti dati finanziari. Ha pesato anche il fatto che i dati su Efromovich sono a Panama, paese giudicato insufficiente ai fini della trasparenza.

Il giochino di Di Maio

Sui giornali di oggi c’è chi commenta segnalando che Di Maio ha perso la faccia per l’entrata di Atlantia, che 15 giorno fa aveva definito decotta per il rischio di perdere le concessioni. Questo perché sfugge il cambio di strategia del Capo Politico del MoVimento 5 Stelle: esattamente come per l’Alta Velocità, dove all’assemblea degli attivisti piemontesi si è premurato di far sapere che lui è ancora No-TAV mentre annunciava che è difficile se non impossibile bloccarla, Di Maio ha deciso che d’ora in poi, sui dossier più a rischio, seguirà uno schema diverso da quello che lo vedeva mostrarsi come l’ala “ragionevole” del MoVimento 5 Stelle e quindi quello su cui ricadeva la responsabilità dei compromessi o delle marce indietro (TAP, ILVA, etc).

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D’ora in poi Di Maio a parole terrà il punto – “Autostrade? Continuiamo a lavorare alla revoca” – mentre nei fatti si rimangerà quello che ha detto, o meglio farà quello che ritiene opportuno: si arrenderà sulla TAV, farà entrare Atlantia in Alitalia e così via. In questo modo riuscirà a fregare gli attivisti che lo vedranno come il combattente (sconfitto, sì, ma pur sempre combattente) e intanto porterà a casa quello che gli servi. La nuova strategia del chiagni e fotte. Chissà quando la scopriranno i grillini.

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