Economia

Aliquota unica: quanto costa la flat tax

Aliquota unica o tassa unica, come la chiama Matteo Salvini: la flat tax è il nuovo-vecchio sogno elettorale che il centrodestra regala agli italiani nelle elezioni politiche 2018, dopo averlo promesso in altre occasioni senza averlo mai realizzato. Ma questa è la volta buona, dicono (come dicevano le altre volte).

Aliquota unica: quanto costa la flat tax

E allora ecco Forza Italia che promette un’aliquota unica al 23%, Matteo Salvini che la promette al 15% forte dei conti di Armando Siri e del sito tassaunica.it. Il centrodestra dovrebbe approvare in un vertice quale sarà l’aliquota finale da promettere agli elettori, ma nel frattempo vi basti sapere che l’aliquota al 23% comporta un minor gettito per le casse dello Stato di circa 40 miliardi. Da questa cifra andrebbero però sottratti i maggiori incassi Iva per il fisco che arriverebbero dall’aumento dei consumi grazie alla maggiore disponibilità economica dei 42 milioni di contribuenti italiani. Entrate, però, difficilmente calcolabili.

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I contribuenti italiani (Il Messaggero, 15 gennaio 2018)

Oggi Roberto Petrini su Repubblica delinea la strategia elettorale di Berlusconi e Salvini sulla flat tax ma fa anche un po’ di storia della proposta, della sua popolarità e del suo accantonamento:

Costa troppo, gli dicono tutti; anche i presidenti americani come George W.Bush che pure l’avevano promessa, alla fine hanno dovuto rinunciare. Che non sia progressiva, che costringa ricchi e poveri a pagare la stessa aliquota, non sembra preoccupare il leader di Forza Italia che è convinto che vada bene così. L’altro problema, quello delle coperture, prodotto dalla riduzione delle aliquote da cinque (la più alta attualmente è del 43 percento) ad una sola, invece merita una risposta. E ieri Berlusconi l’ha data: «Il primo anno ci saranno entrate minori per circa 30 miliardi ,ma andremo a prendere questi soldi, almeno 40 miliardi, dalla non elusione e dalla mancata evasione. Sarà un toccasana per l’erario, le imprese, l’economia».
Come farà? Controlli a tappeto, tracciabilità e banche dati? Non fanno parte dell’armamentario del centrodestra. La chiave di lettura è sempre la stessa, da quell’11 novembre del 2004 quando alla festa della Guardia di Finanza Berlusconi enunciò il suo teorema: «Se lo Stato ti chiede più di un terzo di quanto guadagni, c’è una sopraffazione nei tuoi confronti e allora ti ingegni a trovare sistemi elusivi o addirittura evasivi». Insomma la colpa dell’evasione sono le tasse troppo alte, se le riduci l’evasione scompare. Quasi un miracolo che pure fu teorizzato dal celebre consigliere di Ronald Reagan, Arthur Laffer. Un ragionamento che è stato per anni contestato a Berlusconi perché affida a ipotetici meccanismi automatici il recupero delle tasse non pagate.

Paradossalmente si potrebbe chiudere l’Agenzia delle entrate e mandare a casa la Finanza. Una messaggio che potrebbe catturare l’attenzione di una decina di milioni di elettori.

Il costo della flat tax e la sua diffusione

Il dato di fatto, ricorda oggi il Messaggero in un articolo di Michele Di Branco, è che attualmente i 41 milioni di contribuenti Irpef dichiarano 833 miliardi di reddito lordo, una cifra che scende a quota 155 miliardi di gettito Irpef al netto di detrazioni e deduzioni. Con l’aliquota unica posizionata a quota 23% l’incasso annuale dell’Agenzia delle Entrate si ridurrebbe a 115 miliardi di euro. La proposta di Salvini avrebbe invece costi ancora maggiori

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I conti della flat tax (da Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2018)

Si parla poi di un aumento dei consumi e quindi di maggiori incassi per l’IVA (ma non si considera che per il sistema produttivo poco cambierà se la maggiore spesa dei consumatori, come è normale che sia, si orienterà verso prodotti di importazione). Oggi i paesi europei che usano la flat tax sono undici. Ma le sue declinazioni, ricorda ancora il Messaggero, sono molto diversificate così come i suoi effetti: l’unico Stato che ha in vigore un’aliquota del 23%è la Repubblica Ceca. Albania e Bulgaria, con un livello fissato al 10%, sono i Paesi con la versione più marcata dell’aliquota unica, mentre la Lituania ha una flat tax al 33%. La Russia impone un’aliquota unica per tutti del 13%. In questi Paesi, la riduzione delle tasse ha impresso un forte impulso alla crescita e all’economia in generale anche se nella fase iniziale di applicazione, la flessione del gettito fiscale ha costretto alcuni governi ad un taglio della spesa pubblica, come le sovvenzioni e gli aiuti alle famiglie.

Chi ci guadagna e chi ci perde con la flat tax

La flat tax, spiega ancora il quotidiano romano, costituisce un beneficio per la generalità dei contribuenti italiani. In termini relativi, però, appaiono avvantaggiati i cittadini con redditi superiori ai 35mila euro lordi all’anno (che sono il 12% del totale) e che versano il 52% dei 155 miliardi di Irpef complessiva. Resta tutto invariato peri redditi fino a 8.174 euro (12 milioni di contribuenti), esclusi dal prelievo del fisco in quanto rientranti nella “no tax area”.

Padoan intanto ieri ha avvertito: la flat tax proposta dal centrodestra “è il tipico prodotto ‘bacchetta magica’, sembrerebbe che la sua introduzione, indipendentemente dall’aliquota, produca semplificazione e l’abbattimento delle tasse” ma “non è sostenibile. Capisco che dire che si farà la flat tax susciti entusiasmo. Ma ci sono due aspetti da considerare: primo, diteci dove trovate le decine e decine di miliardi che servono a coprire la flat tax. Secondo, diteci come si evita che la flat tax produca un risultato ben noto, cioè quella di essere regressiva, ovvero di avvantaggiare i più ricchi”.

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Chi ci guadagna con la flat tax (Libero, 15 gennaio 2018)

L’idea del centrodestra è di rivoluzionare la componente di detrazioni e deduzioni fiscali. Nel complesso deduzioni e detrazioni valgono circa 100 miliardi di euro e dovrebbero essere trasferite con maggior forza verso i redditi più bassi per garantire la proporzionalità delle tasse che si pagano e rispettare il dettato della Costituzione.
Foto copertina da Guidafisco

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