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Alessio Vinci e il messaggio “E.T.P. je sais CAM 381ASLCM”

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“Non dico il perché di quello che ho fatto. Se mi ricordate come un giovane pazzo, me ne frego di quello che penserà la gente. Chiedo soltanto una cosa e io so che qualcuno lo farà. Fate vedere a tutti questo messaggio”: in queste righe è racchiuso l’ultimo pensiero di Alessio Vinci, giovane di Ventimiglia e studente prodigio morto suicida nel gennaio scorso.

 

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Alessio Vinci e il messaggio “E.T.P. je sais CAM 381ASLCM”

Alessio Vinci viveva a Ventimiglia nel quartiere di Roverino con il nonno, essendo orfano di madre fin da piccolo. Era entrato con un anno di anticipo rispetto al previsto alla facoltà di Ingegneria Aerospaziale del Politecnico di Torino. Le lettere “ETP” erano anche scritte con l’accendino sul fondo della sua scrivania. Il testo della lettera, in francese, recita “Non voglio dirvi perché ho fatto quel che ho fatto, ma voi potrete sapere che io sono solo una persona che è troppo stanca per andare avanti”. E poi: “Se mi ricordate come un giovane pazzo, me ne frego di quello che penserà la gente. Chiedo soltanto una cosa e io so che qualcuno lo farà. Fate vedere a tutti questo messaggio”.

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La parola E.T.P. potrebbe riferirsi alla Electronic Communication Platform, ovvero la rete di telecamere della polizia stradale del Piemonte; se questo ragionamento è giusto, il numero successivo con l’abbreviazione potrebbe indicare una telecamera. Gli ETP invece sono uno strumento finanziario che segue l’andamento di un paniere di titoli sottostanti.

Il mistero della sigla E.T.P. nella morte di Alessio Vinci

E ancora: 2LCM è la sigla di una ditta di trasporti francese, mentre si parla di ETP anche come siglia di eteroplasia, un termine indicato per un tumore ma il ragazzo non era malato. Nel mistero c’è anche la ricevuta di un conto corrente monegasco con un deposito di oltre 100 mila euro, recapitata al nonno, ma soprattutto la carta di credito e il documento di identità spariti.

Come faceva Alessio, le cui condizioni economiche non erano floride, ad aver effettuato due prelievi con la carta di credito – uno dei quali da 700 euro – poco prima di morire? Cosa ha acquistato con quel denaro? E poi, a chi era intestato il conto di quella ricevuta inviata, come foto, sullo smartphone al nonno? Erano suoi quei soldi, come faceva ad aver aperto un conto nel Principato, non avendo la residenza?

Un amico del giovane, chiamato Matteo, ha detto che la giacca che è stata ritrovata addosso al cadavere di Alessio non è la sua perché è mimetica e lui non apprezzava quel tipo di vestiario. E poi ci sono le transazioni, ovvero due di importo importante come 700 euro, effettuate dopo essere arrivato a Parigi, delle quali non si sa nulla: a chi sono andati i soldi? Cosa ha comprato Alessio Vinci?

La storia del forum degli Incel

Il caso di Alessio Vinci, lo studente universitario trovato morto a Parigi il 18 gennaio ai piedi di una gru di un cantiere, è finito sul “forum dei brutti”, un gruppo di discussione dedicato a chi si sente di avere una vita poco attraente per l’altro sesso. Gli è stata dedicata una pagina dal titolo “Il suicidio di Alessio Vinci e gli incels”. L’indagine prosegue per valutare se ci sia stata istigazione al legata ai fenomeni della “darknet” e della “blu whale”.

Una lettera del giovane trovata dalle autorità francesi confermerebbe questa ipotesi. La “darknet”, in particolare, era emersa all’indomani della morte, quando a corredo di una sua foto pubblicata sul social Instagram due persone lo avevano salutato come “fratello incel”, acronimo che sta per “involuntary celibate”, celibe involontario, chi fatica ad avere una relazione o rapporti con il sesso opposto.

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