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I videogiochi sull’Air Force Renzi

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Ieri Maurizio Belpietro ha annunciato a Cartabianca un servizio sull’Air Force Renzi, un caso che ritorna periodicamente all’attenzione dell’opinione pubblica perché è rimasto a carico nostro nonostante il video in cui Di Maio e Toninelli annunciavano la sua dismissione.

Il pezzo di Panorama, firmato da Simone Di Meo, racconta la storia dei videogiochi partendo da un documento che contiene i dettagli degli interventi tecnici effettuati sull’Airbus 340-500, compreso l’In-flight entertainment, ovvero i sistemi di intrattenimento a bordo:

Perché anche gli ospiti dell’Air Force, pur avendo la testa tra le nuvole, rivendicavano il diritto di distrarsi dalla noia delle trasferte. Come? Guardando un bel film, ascoltando buona musica o giocando ai videogame (ebbene sì, c’erano anche questi a bordo). Tutte attività per cui sono state saldate fatture per – allacciate le cinture – ben 5,4 milioni di euro. Vediamo qualche numero più nel dettaglio. Per le pellicole italiane, a Rai Cinema sono andati 5.500 euro di diritti mentre a Medusa ben 480 mila euro. Per i documentari e le monografie, Rai Trade ha invece incassato 30 mila euro. Per i videogames e filmati di e-learning il conto sfiora, qui cambia la valuta, 360 mila dollari. E qualora l’offerta del grande schermo non fosse stata particolarmente allettante, malgrado i ricchi diritti pagati alle società di produzione, bastava chiedere alla hostess e farsi consegnare un paio di cuffiette per ascoltare l’ultima classifica o i grandi classici.

Musica per le orecchie di Alitalia che, non a caso, fatturava 43 mila euro per quel servizio «in note». Già, le cuffiette. Non semplici modelli usa-e-getta, come sempre si trovano sui voli di linea oppure nei musei per i tour guidati. Quelli del nostro gigante dei cieli dovevano essere auricolari speciali e super-tecnologici, considerato quel che sono costati: oltre 1,5 milioni di euro. Per dire: per il solo confezionamento sono state saldate fatture per 156 mila euro e altri 244 mila euro sono stati pagati dal ministero della Difesa ad Alitalia per il trasporto (imbarco e sbarco) dei delicatissimi e preziosissimi accessori. Se poi arrivava impellente la necessità di lanciare un tweet oppure di controllare la posta elettronica e di «scrollare» la homepage di Facebook per distribuire qualche like, come diavolo si poteva fare? A bordo i cellulari sono vietati, si sa. Ma alla casta politica volante non si può dire di no. Ragion per cui l’Air Force Renzi si era dotato di un sistema di connectivity (wireless satellitare) che offriva il massimo della libertà in tema di gigabyte e di velocità. E che volete che siano i 94 mila dollari al mese (per una fattura complessiva annua che ammonta a un milione e 129 mila euro) di fronte alla possibilità di far volare l’estro social dei nostri governanti?

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