Fact checking

Adriano Zaccagnini: l'onorevole che dà del somaro a Roberto Burioni

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L’onorevole Adriano Zaccagnini di MDP-Articolo 1 torna a spiegarci i vaccini. Lo fa attaccandosi ad una dichiarazione di Roberto Burioni che qualche giorno fa aveva scritto su Facebook che non c’è il rischio di contrarre il morbillo da un individuo appena vaccinato. Un concetto che era già stato ribadito il 24 giugno su Repubblica da Massimo Galli, primario di malattie infettive al Sacco Milano. C’è però chi sostiene il contrario, non perché sia antivaccinista ma perché probabilmente ha qualche difficoltà a comprendere il significato di quanto detto da Burioni.

Non è vero che dopo aver fatto il vaccino contro il morbillo si è contagiosi

Sia Galli che Burioni (che sono due medici) hanno detto che non è stata riscontrata la trasmissione da uomo a uomo del virus attenuato del morbillo. In pratica le persone vaccinate contro il morbillo non sono contagiose. Una nota tesi antivaccinista sostiene infatti che l’immunizzazione tramite vaccino contro il morbillivirus renda i vaccinati contagiosi per un certo periodo di tempo.Meglio quindi secondo alcuni immunizzarsi “naturalmente” contro le malattie esantematiche, esponendo al contagio del morbillo i propri figli durante quelli che vengono chiamati “morbillo party” (o varicella party).
zaccagnini morbillo burioni - 2Quindi, secondo gli antivaccinisti, è il vaccino a diffondere il virus del morbillo. Come ha spiegato Massimo Galli però c’è uno studio del 2016 che ha condotto una revisione sistematica di 773 lavori scientifici e ha concluso che non ci sono prove scientifiche della trasmissione del virus da individui vaccinati di recente a individui non immunizzati. Un concetto ribadito anche in questo documento dell’OMS.

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Fonte: La Repubblica del 24/06/2017

Ora tutti sanno che Adriano Zaccagnini non è antivaccinista. Certo, si fa spesso vedere in compagnia di medici antivaccinisti a manifestazioni dove si radunano gli antivaccinisti. Ma questo non prova assolutamente nulla, se non che è una persona socievole e disponibile al dialogo. Anche il fatto che si sia fatto promotore di conferenze e convegni ai quali prendevano parte medici che sostengono tesi apertamente antivacciniste e antiscientifiche come quella del vaccino MPR che causa l’autismo può al massimo indicare che l’onorevole Zaccagnini sta cercando di raccogliere informazioni sul tema dei vaccini. Anzi, Zaccagnini è uno che affronta “con coraggio” il tema dei vaccini.

Cosa dice davvero lo studio citato da Zaccagnini

Prendiamo ad esempio lo studio citato da Zaccagnini. Per la verità lui non lo cita esplicitamente, o meglio non lo fa come lo farebbe una persona che vuole consentire agli altri di informarsi. Ad esempio non cita il titolo dello studio né linka lo studio nel suo post. Chi non ha voglia o tempo di cercarlo tenderà a fidarsi del suo riassunto. E così facendo sbaglierebbe. Perché lo studio, dal titolo Outbreak of Measles Among Persons With Prior Evidence of Immunity, New York City, 2011 riguarda un aspetto diverso della questione.
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È sufficiente leggerlo per scoprirlo: ovvero il caso di alcuni pazienti adulti che hanno contratto (e trasmesso) il virus anche se avevano subito la vaccinazione contro il morbillo durante l’infanzia. Durante un focolaio di morbillo diffusosi a New York nel 2011 diversi individui rimasti contagiati da una paziente pur avendo fatto i due richiami del vaccino tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. Non si tratta quindi di individui appena vaccinati che hanno trasmesso il virus ma di persone nelle quali – per motivi da accertare – l’immunizzazione non è stata efficace. Di quanti casi stiamo parlando? Pochi: un singolo caso iniziale più altri quattro secondari. «We report on an outbreak of 5 cases of measles in New York City (NYC) in which a fully vaccinated index patient transmitted measles infection to 4 contacts with presumptive evidence of measles immunity». Gli stessi ricercatori definiscono il caso un evento raro che però deve indurre a studiare
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I ricercatori ipotizzano che tra le cause di questo “malfunzionamento” del vaccino ci possa anche essere l’alterazione delle fiale dovuta ad uno stoccaggio non appropriato. Ma quello che è certo è che il vaccino contro il morbillo ha funzionato in passato sugli stessi pazienti come dimostrano le analisi che hanno evidenziato come fossero già venuti in contatto con il virus (non la versione attenuata contenuta nel vaccino). I ricercatori inoltre invitano a mantenere alto il livello di copertura vaccinale contro il morbillo e ritengono improbabile che il calo del livello di immunizzazione in un individuo nel corso del tempo possa costituire un problema per l’eliminazione del morbillo. E concludono dicendo che un singolo episodio di trasmissione del virus da un individuo che aveva precedentemente dimostrato di esser immunizzato contro il morbillo non giustifica una modifica delle attuali strategie di controllo ed eliminazione del morbillo. Questo però Zaccagnini non lo dice. Come non cita questo studio del 2015 che analizza un caso analogo e conclude evidenziando come una singola dose del vaccino non sia efficace e sufficiente per garantire l’immunizzazione contro il morbillo. Ora resta da chiedere chi sia il somaro in materia, un medico che sa quello che dice o un onorevole che non sa quello che legge?
EDIT:
Roberto Burioni segnala su Facebook che anche un altro campione dei Genitori Preoccupati – l’onorevole Bartolomeo Pepe – ha dato del somaro a Burioni condividendo lo stesso studio citato da Zaccagnini per dimostrare che le persone vaccinate trasmettono il virus del morbillo.
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Ovviamente Pepe si guarda bene dallo spiegare il senso dello studio e lascia intendere che sia la vaccinazione a veicolare il virus.
EDIT 2:
L’onorevole Adriano Zaccagnini ci segnala molto gentilmente questo suo post su Facebook. Oggi pomeriggio Adriano Zaccagnini ha trovato il tempo di tornare sul post di ieri. L’onorevole di MDP continua con incredibile tenacia a sostenere che lo studio dimostra che i soggetti vaccinati possano trasmettere il virus del morbillo. L’ammirazione per la perseveranza con cui Zaccagnini continua a fraintendere il senso di quanto scritto nello studio citato è indescrivibile. E merita un approfondimento.
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In primo luogo Zaccagnini non fa alcun accenno al fatto che si tratti di cinque casi registrati. Si tratta di un caso che i ricercatori definiscono più volte “rare” e “unusual”, eleggerlo a spiegazione sistematica dei pericoli delle vaccinazioni pare in primo luogo eccessivo. In secondo luogo non è chiaro (né è stato chiarito) come la paziente abbia contratto il virus. Zaccagnini non dice che la paziente iniziale non era una bambina e che la vaccinazione risaliva a vent’anni prima. Zaccagnini non dice nemmeno che gli studiosi scrivono: “However, the index patient worked at a theater frequented by tourists“. Ma ancora più importante lo studio non dice da nessuna parte che il vaccino è stato origine del contagio. Anzi si parla di “secondary vaccine failure” che è ben diversa dalla “primary vaccine failure”. Nel primo caso il paziente sviluppa gli anticorpi ma la copertura cala in maniera imprevista nel corso del tempo. Nel primo caso invece la somministrazione del vaccino non innesca la produzione di anticorpi.
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Zaccagnini continua ricordando che le aziende ospedaliere chiedono aisoggetti immunodepressi di evitare contatti con soggetti recentemente vaccinati. Di nuovo: siamo in un altro campo rispetto allo studio citato ieri da Zaccagnini che – come ho spiegato – non riguarda soggetti vaccinati da poco. Ma in ogni caso si tratta di linee guida precauzionali volte ad evitare qualsiasi forma di rischio, anche se minimo o remoto. È curioso che Zaccagnini – così contrario all’obbligo vaccinale – utilizzi questa argomentazione. In fondo l’argomentazione dei free-vax è che i vaccini sono in massima parte non necessari perché il rischio è minimo. Lo stesso principio di precauzione che spinge le ASL a pubblicare quelle linee guida è quello che impone la vaccinazione obbligatoria per una malattia non infettiva come il tetano. Non è che possiamo usare il principio di precauzione solo quando ci fa comodo. Poi torna sul punto:
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Al momento, ma Zaccagnini evita di nuovo di menzionarlo, non ci sono prove scientifiche che dimostrano che un vaccinato per il morbillo possa trasmettere la malattia. C’è uno studio invece che dimostra il contrario. Ed è curioso che Zaccagnini non porti prove di quello che sostiene. Per la cronaca: delle linee guida non sono prove scientifiche. Sono linee guida. Infine:
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Di nuovo nella conclusione Zaccagnini ritorna sulla presunta inefficacia di determinate vaccinazioni spiegando che “non immunizzano adeguatamente” e precisando che “anzi non è escluso che possano provocare altri contagi”. Qui bisogna chiarirsi: lo studio dice che l’immunizzazione c’è stata solo che per qualche motivo da determinare (non escluso lo stato di conservazione dei lotti o le condizioni di salute generali dei pazienti) non ha funzionato in quell’occasione. Lo studio non dice che è il vaccino ad aver causato attivamente l’epidemia o il contagio. È stato il “fallimento” del vaccino ad aver esposto i pazienti al contagio. È invece accertato che una sola dose di vaccino anti-morbillo senza richiamo non garantisca la copertura sufficiente.
EDIT3: Anche Roberto Burioni ha replicato alla replica di Zaccagnini sulla sua pagina Facebook:

EDIT 4:
Il Dr. Giuseppe Marotta Direttore F.F. UOC Terapie Cellulari e Officina Trasfusionale Dipartimento Emergenza Urgenza e Servizi Diagnostici dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese che ha curato la pubblicazione delle linee guida indicate dall’On. Zaccagnini come prova della pericolosità dei neovaccinati contro il morbillo per gli individui immunodepressi ci ha spiegato che «la pubblicazione citata risale a circa 10 anni fa ed è rivolta esclusivamente al paziente sottoposto a trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche; per tale ragione lo scopo della medesima è orientato pricinpalmente alla massima protezione di questo tipo di paziente». Nel periodo in cui l’opuscolo è stato redatto non si poteva escludere la possibilità di una trasmissione della malattia. Il Dr. Marotta precisa che «non vi è dubbio che le conoscenze in ambito virologico e di vaccinoterapia abbiano subito nel corso di questi ultimi anni anni sensibili modifiche e per tale motivo potrebbe essere utile un aggiornamento di tale opuscolo». In ogni caso il criterio  utilizzato nella stesura dell’opuscolo è stato quello precauzionale ai fini della tutela del paziente ed è improprio l’utilizzo di un opuscolo rivolto ad un setting specifico di pazienti per trarne regole generali. Si tratta infatti – così come per gli altri documenti citati da Zaccagnini di protocolli locali decisi dalle singole ASL in modo autonomo e che non costituiscono la prova scientifica di alcunché. Va infatti precisato che il virus contenuto nel vaccino contro il morbillo è un virus attenuato e che quindi anche in caso di trasmissione del virus (che in letteratura è stata registrata solo in un numero molto limitato di casi definiti appunto “aneddotici”) non verrebbe trasmesso il morbillo vero e proprio ma una sua forma attenuata e meno grave. Per quanto riguarda invece coloro che citano quanto scritto nei “bugiardini” dei vaccini dove sono scritte indicazioni come “è consigliabile” o “è preferibile” evitare il contatto di neovaccinati con individui immunodepressi bisogna far notare due cose. La prima è che la forma utilizzata non è quella dell’obbligo o del divieto ma del consiglio, che è molto più blanda. La seconda è che le case farmaceutiche inseriscono questi consigli precauzionali anche al fine di tutelare sé stesse visto che in un numero estremamente raro di casi un’eventualità si è verificata. Ma appunto tenuto conto del tipo di virus contenuto nei vaccini contro morbillo, parotite e rosolia e l’incidenza della casistica è sostanzialmente corretto sostenere che il vaccino del morbillo non causa la trasmissione del virus. Diversa cosa invece è quando il vaccino non funziona, l’individuo vaccinato viene contagiato e trasmette la malattia. Lì non è il vaccino a causare il contagio (anche perché nel paper citato da Zaccagnini la vaccinazione è avvenuta vent’anni prima ma è il “malfunzionamento” del vaccino a esporre l’individuo al contagio.