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L’accordo PD-M5S sulla legge anti-Salvini

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Una legge elettorale che prenda spunto dal taglio dei parlamentari per ridisegnare in senso proporzionale l’elezione di Camera e Senato, togliendo la parte maggioritaria con i relativi collegi che sarebbero appannaggio per il 90% del centrodestra, consentendo così a Salvini, Meloni & Berlusconi di ottenere la maggioranza in entrambi i rami del parlamento.

L’accordo PD-M5S sulla legge anti-Salvini

Mentre si susseguono voci sui doppi forni aperti – e la Lega s’avanza di nuovo minacciosa all’orizzonte di Palazzo Chigi – l’intesa tra MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico sarebbe stata raggiunta sul punto più complicato e dirimente, quello che nel caso portasse ancora alle elezioni tutelerebbe entrambi i partiti dalla valanga salviniana. Per questo quando ieri il M5S ha annunciato che per trovare un’intesa si parte dal taglio dei parlamentari, respingendo di fatto la proposta PD su una riforma complessiva dell’architettura costituzionale che però a quel punto avrebbe costretto a ripartire da zero, ma Zingaretti non ha risposto chiudendo la trattativa. Spiega oggi il Corriere della Sera:

La trattativa con il Pd è complicata, ma voci fanno sapere che la parte più difficile è chiusa. I 5 Stelle hanno posto come pregiudiziale il taglio dei parlamentari. Il Pd (ma bisogna vedere quale Pd, se quello zingarettiano o quello renziano) avrebbe accettato, in cambio di una nuova legge elettorale proporzionale. Uno scambio non troppo doloroso per i 5 Stelle. Il taglio dei parlamentari non è mai stato votato dal Pd, ma era nel referendum costituzionale perso da Matteo Renzi. E la legge elettorale si dovrà comunque modificare dopo il taglio: è una conseguenza inevitabile.

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La maggioranza PD-M5S in Parlamento (Corriere della Sera, 23 agosto 2019)

La scelta del proporzionale è finalizzata a evitare la clamorosa sconfitta elettorale che si prevede nel caso si vada al voto. La quota di collegi uninominale sarebbe appannaggio di Lega, Forza Italia e Pd. Il centrodestra rischia di far saltare il banco, ottenendo una maggioranza mai vista.A meno che Pd e 5 Stelle non decidano forme di desistenza o addirittura di convergere. Ma è fantascienza, per ora, e sarebbe già un successo portare avanti questa trattativa.

Gli incontri pubblici (e privati) PD-M5S

In questa ottica oggi i capigruppo di PD e M5S si vedranno per cominciare a imbastire una trattativa, ma – scrive il Messaggero – oggi sarebbe in programma anche un incontro segreto tra Di Maio e Zingaretti. Già prima della salita al Quirinale Di Maio aveva scritto a Zingaretti che a Mattarella avrebbe comunicato l’apertura al PD.

C’è un’altra telefonata tra Zingaretti e Di Maio nel corso della quale il  segretario del Nazareno dice al vicepremier che prima dell’incontro tra gli sherpa «dobbiamo vederci noi». Il vertice ci sarà oggi. E anticiperà dunque quello più tecnico tra le delegazioni, previsto nel pomeriggio, fissato ufficialmente nella tarda serata di ieri.

Ovviamente il M5S sa che nel Pd ci sono tante anime: Zingaretti è pronto a inviare non solo i capigruppo (Delrio e Marcucci) ma anche i vice Orlando e De Micheli. Ma prima, alla base di tutto, serve un faccia a faccia che serva a partire il treno tra «Luigi e Nicola». Il segretario dichiara: «Dalle proposte e dai principi da noi illustrati al Capo dello Stato e dalle parole e dai punti programmatici esposti da Di Maio, emerge un quadro su cui si può sicuramente iniziare a lavorare».

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Gli scenari per la chiusura della crisi (La Repubblica, 23 agosto 2019)

Martedì Mattarella si aspetta la formalizzazione dell’accordo e il nome del prossimo presidente del Consiglio incaricato. Il tempo per la Lega è pochissimo.

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