La macchina del funky

Il M5S e la multa da 200000 euro per il bilancio

Ieri abbiamo parlato dell’emendamento presentato da Ernesto Carbone e Sergio Boccadutri che prevede una multa da 200mila euro per i partiti che non presentano i bilanci entro il giugno 2016. Sergio Rizzo sul Corriere di oggi spiega che sarebbe comunque opportuno presentare un bilancio consolidato per il MoVimento 5 Stelle:

Del resto basta leggere cosa scriveva il blog di Grillo all’epoca della sanatoria di cui sopra: «Il bilancio è a zero semplicemente perché il M5S non percepisce contributi pubblici né privati per la sua attività politica a livello nazionale, non gestisce soldi, non ha spese, non ha immobili, non ha dipendenti né collaboratori.Tramite il blog Beppe Grillo lancia saltuariamente campagne di raccolta offerte di privati cittadini esclusivamente per rimborsare le spese effettivamente sostenute in occasione di iniziative ed eventi specifici…». La faccenda è rognosa, perché la supermulta prevista dall’emendamento dei due deputati democratici scatta pure se al rendiconto manca la certificazione.
Per evitare il salasso non resterebbe dunque al Movimento 5 Stelle altra scelta se non quella di rispondere al colpo basso abbassando ancora di più la cintura. Potrebbero sempre predisporre un rendiconto formale (zero entrate — zero spese?) e farselo certificare. Anche se una scelta del genere finirebbe forse per mettere in crisi certe scelte radicali. Al tempo stesso, però, il caso fa sorgere una domanda su una circostanza oggettivamente singolare, pur connessa al dna del M5S. E niente affatto peregrina. Una forza politica che rappresenta ormai un numero tanto grande di italiani al punto da candidarsi a guidare il Paese può ostinarsi a non presentare un bilancio consolidato, indipendentemente dai contributi pubblici che non incassa? Sia pure composto unicamente da tanti zeri?

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L’emendamento di Carbone e Boccadutri (Fonte: Danilo Toninelli su Fb)

Noi da parte nostra ricordiamo ca multa da 200mila euro sembra proprio l’ultimo dei problemi del MoVimento 5 Stelle. Perché anche se l’emendamento non passasse la nuova legge per l’elezione della Camera dei deputati prevede che per partecipare alla competizione i partiti dovranno presentare al ministero dell’Interno il proprio statuto. Un contributo di Maria Romana Allegri, professoressa di diritto pubblico alla Sapienza, sulla rivista dell’AIC (Associazione Italiana Costituzionalisti) ricordava che la norma potrebbe riguardare anche il MoVimento 5 Stelle:
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Questo perché, come scrive la professoressa Allegra il movimento si è dotato di un non-statuto pubblicato dal sito di Beppe Grillo e ha depositato anche un vero e proprio statuto datato 12 marzo 2013. Ci sono alcune incongruenze tra i due documenti: «Il non-statuto definisce il Movimento una non-associazione, mentre l’atto notarile la qualifica come associazione vera e propria, con sede legale. Secondo il non-statuto non è previsto il versamento di alcuna quota di adesione al Movimento, mentre lo statuto registrato fa riferimento a quote annuali versate dagli associati. Solo nello statuto si fa riferimento agli organi dell’associazione (Assemblea, Consiglio direttivo, Presidente), alle attribuzioni del Presidente e allo status dei soci (fondatori, ordinari, sostenitori)». Ma una cosa è certa, sostiene l’esperta,  «ma quel che più conta rilevare in questa sede è che nessuno di questi – e nemmeno la loro somma – è rispondente ai criteri indicati nell’art. 3 del d. l. n. 149/2013».
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Quindi già oggi, se l’interpretazione della legge è corretta (c’è un “di cui” che balla, quasi come nell’emendamento Carbone-Boccadutri illustrato da Toninelli) il MoVimento 5 Stelle non potrà partecipare alle prossime elezioni per la Camera dei deputati se non si doterà di uno statuto (di quello parla l’articolo 3 della 149/2013), di organi deliberativi e di commissioni di garanzia per gli iscritti. Le elezioni sono lontane, ma le procedure “creative” di espulsione sono sotto gli occhi di tutti. Forse il cittadino deputato Toninelli dovrebbe rivedere l’ordine di priorità: prima preoccuparsi delle leggi già approvate e poi degli emendamenti ancora da discutere.

Leggi sull’argomento: La vera storia dell’emendamento che multa il M5S