Economia

1000 miliardi di balle elettorali

Carlo Cottarelli sulla Stampa di oggi pubblica un interessante dossier sui programmi elettorali di partiti e coalizioni che si sfideranno alle elezioni del 4 marzo, contando un totale di mille (1000!) miliardi di promesse che vengono assommate nei vari rendiconti senza soluzione di continuità, ben sapendo che molte di queste promesse saranno irrealizzabili oppure sono in contraddizione tra di loro. Il centrodestra, ad esempio, è in disaccordo su una questione non tanto marginale:

Forza Italia intende rafforzare l’avanzo primario (la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi) dall’1,7 per cento del Pil nel 2017 al 4 per cento del Pil nel 2022, anno in cui verrebbe raggiunto (o quasi) il pareggio di bilancio (insomma, un po’ di austerità ci sarebbe, come del resto reso necessario dallo stato dei nostri conti pubblici). La Lega intende fare l’opposto: l’avanzo primario si azzererebbe (quasi) entro il 2022 e il deficit complessivo salirebbe oltre il fatidico 3 per cento. Insomma, Forza Italia intende rispettare (più o meno) le regole europee; la Lega le viola palesemente.

Il MoVimento 5 Stelle, rileva Cottarelli, non ha invece ancora pubblicato i loro obiettivi dettagliati di finanza pubblica:

Hanno però depositato un programma in 20 punti che contiene un generico impegno a ridurre il debito pubblico del 40 per cento in dieci anni. Obiettivo ambizioso ed encomiabile, solo che non si capisce come potrebbe essere raggiunto aumentando il deficit pubblico: lo stesso programma parla infatti di «maggiori investimenti in deficit»; in deficit, quindi non riducendo altre spese ma aumentando il deficit rispetto al livello attuale. E del resto, viste le promesse elettorali e la mancanza di coperture per 60-70 miliardi, un aumento del deficit appare probabile.

1000 miliardi balle elettorali
Le promesse elettorali più fantasiose delle elezioni politiche 2018 (La Stampa, 19 febbraio 2018)

E allora il PD? (cit.)

Anche il partito democratico, come il Movimento 5 Stelle, non ha risposto al nostro suggerimento di pubblicare obiettivi di finanza pubblica per il prossimo quinquennio. Ha, sì, pubblicato un piano di rientro dal debito in cui il rapporto tra debito pubblico e Pil scende di 30 punti in 1012 anni (essenzialmente mantenendo per dieci anni l’avanzo primario al livello previsto per il 2018, il 2 per cento senza quindi espandere o stringere la politica fiscale). Ma questo programma non fa parte di nessuno dei tre principali documenti elettorali del Pd (la sintesi del programma «Più forte, più giusta. L’Italia», sintesi depositata al ministero dell’Interno, il programma dallo stesso titolo e il documento «100 cose fatte, 100 cose da fare»). In ogni caso, il piano di rientro dal debito non indica quale sarà il livello complessivo delle entrate e delle spese dello Stato ma solo l’avanzo primario, e peraltro solo per la media del prossimo decennio.

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