Economia

Flat Tax: cosa succede con la proposta della Lega e di Forza Italia

Il Sole 24 Ore oggi pubblica un’analisi sulle riforme fiscali proposte dai principali partiti in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018. Le ricette di LeU, Pd e Cinque Stelle puntano sulla progressività, utilizzata come sinonimo di equità, mentre nel centrodestra l’accento è messo sul taglio generalizzato. Ma non sempre i conti tornano, anche a prescindere dallo snodo determinante delle coperture. Qui però vale la pena soffermarsi sulle proposte di flat tax della Lega e di Forza Italia. Nel grafico si riepilogano gli effetti che avrebbero sui conti di sei famiglie-tipo (ciascuna con un reddito da lavoro dipendente): una coppia senza figli, e una con due bambini piccoli, entrambe articolate su tre differenti fasce di reddito.

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Flat Tax, cosa succede con la proposta di Forza Italia (Il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2018)

Un po’ meno audace è la tassa piatta di Forza Italia, che presenta qualche punto di progressività maggiore per due ragioni semplici: l’aliquota è più alta (23%), e maggiore è anche la no tax area prodotta dalla deduzione di base (12mila euro) e dalle detrazioni per i figli (2mila euro fino a 3 anni, mille euro dopo). La tassa azzurra sostiene anche i redditi più leggeri, ma l’incrocio con la scomparsa delle detrazioni attuali ha effetti collaterali: la coppia con 15mila euro di reddito senza figli, infatti, avrebbe un vantaggio finale da 506 euro all’anno, mentre quella con lo stesso reddito e due figli non avrebbe alcun vantaggio perché già oggi non paga nulla.

Alla fine, insomma, ci sarebbero «meno tasse per (quasi) tutti», ma con un’avvertenza cruciale: per finanziare i 50 miliardi a regime di costo calcolato per l’aliquota unica al 23% si prevede di recuperare risorse dai 175 miliardi delle “spese fiscali”, cioè i variopinti sconti del sistema attuale. Un rischio per chi oggi ne beneficia.

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Flat Tax, cosa succede con la proposta della Lega (Il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2018)

Nella gara del costo lordo, cioè dei soldi che andrebbero trovati per portare davvero la riforma in Gazzetta Ufficiale, il primato tocca ai 63 miliardi della Lega (da finanziare con un maxicondono sulle cartelle arretrate fino a 100mila euro e puntando su emersione del sommerso e ripresa economica). Gli effetti della tassa piatta al 15%, però, non sembrano rivoluzionari per tutti.

Per i due profili con il reddito più basso la ricaduta sarebbe nulla: a loro, infatti, le detrazioni attuali garantiscono un robusto taglio d’imposta, per cui dovrebbe scattare la clausola di salvaguardia che nella proposta della Lega applica la vecchia Irpef quando è più conveniente della Flat Tax. La situazione cambia quando si sale la piramide dei redditi: per il club esclusivo degli italiani che dichiarano 150mila euro (da lì in su si incontrano 164mila persone, lo 0,4% dei contribuenti) la richiesta sarebbe tagliata del 60%, passando dai 56.670 euro all’anno dell’Irpef attuale ai 22.500 euro della Flat Tax.

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