Economia

«100 miliardi sul Sud, ma bisogna rivedere il reddito di cittadinanza»

L’intervista di Giuseppe Provenzano a Repubblica: «Gli investimenti dobbiamo tornare a farli noi. Veniamo da un ventennio di disimpegno nel Sud. In manovra stanziamo 1,5 miliardi di risorse fresche nel solo 2020»

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«Quanti vogliono cancellare il reddito probabilmente non hanno mai parlato con chi mette insieme pranzo e cena grazie a quel sostegno. Ma la misura va profondamente rivista per correggerne le storture, coinvolgendo gli attori sociali, come l’Alleanza per la povertà, separando gli obiettivi di contrasto alla povertà e attivazione al lavoro. Il reddito da solo però non crea posti. Per quello servono gli investimenti»: il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano su Repubblica oggi fa il controcanto a Teresa Bellanova, che ieri aveva chiesto la cancellazione del sussidio, e analizzando correttamente il problema del Mezzogiorno e sparando molto in alto con il suo Piano per il Sud che prevede investimenti per 100 miliardi in dieci anni:

«Appena insediato ho trovato un livello di investimenti pubblici tra i più bassi degli storia d’Italia. Il Fondo di sviluppo e coesione — risorse nazionali — praticamente fermo: solo 1,2 miliardi spesi nel 2018. Ho chiesto di accelerare per arrivare a 4,5 miliardi nei prossimi anni, il livello pre-crisi. Rischiavamo poi di perdere altri 2 miliardi di fondi europei dell’attuale programmazione. Abbiamo lavorato giorno e notte per recuperarli. Ma la sfida però è uscire dall’emergenza. Il Sud deve alzare lo sguardo, dare una prospettiva di medio-lungo periodo ai giovani».

Il suo Piano per il Sud ha questa ambizione o sarà l’ennesimo annuncio? L’Italia non è più nel radar degli investitori. Il Sud, dopo 4 anni di timida crescita, nel 2019 è di nuovo in recessione.
«Gli investimenti dobbiamo tornare a farli noi. Veniamo da un ventennio di disimpegno nel Sud. In manovra stanziamo 1,5 miliardi di risorse fresche nel solo 2020. Per la capitalizzazione delle imprese che abbiamo chiamato “Cresci al Sud”. Per il credito di imposta. Per le infrastrutture sociali come la costruzione di asili nido, scuole, presidi sanitari. E per le aree interne, non solo al Sud perché lo spartiacque non è con il Nord ma tra città e valli, tra città e luoghi dimenticati. La legge di bilancio è però solo un primo tassello».

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Sud, dalla recessione alla stagnazione (La Repubblica, 30 dicembre 2019)

Quanto vale questo Piano?
«Sarà un piano decennale, oltre 100 miliardi coi fondi Ue. I primi tre anni realizzeremo le novità della legge di Bilancio. Negli altri sette attueremo meglio la programmazione europea. I soldi ci sono, ma bisogna metterli a terra e capire cosa farci».

Ecco, cosa ci farete?
«Riformiamo l’Agenzia per la coesione. La riportiamo alle origini, vicina ai territori per affiancare le amministrazioni in tutta la fase: dalla progettazione ai bandi, fino alla rendicontazione. E ci concentriamo su cinque direttrici di intervento: scuola, innovazione, infrastrutture, ambiente, Zone economiche speciali. Doteremo ogni Zes di un commissario: chi vuole investire al Sud deve sapere con chi parlare».

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Il divario Nord-Sud (La Repubblica, 30 dicembre 2019)

Il ministro, che veniva indicato tra i “comunisti” da Zoro insieme a Gualtieri, Amendola e Speranza, si schiera per l’intervento pubblico:  «Veniamo da 7 anni di recessione e la ripresa debolissima non è riuscita a sanare le ferite dell’austerità. Il governo però si è mosso bene. Dobbiamo superare il tabù dell’intervento pubblico, se questo significa affiancare il privato per trasformare l’ex Ilva nello stabilimento leader in Europa per la produzione di acciaio verde. E tutelare i risparmi della Popolare di Bari oltre a favorire la nascita di una banca pubblica per gli investimenti». Non è l’unico. Il problema è che tutti lo hanno detto in questi anni, nessuno è mai passato dalle parole ai fatti.

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