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Yan Cheng, il ragazzo disabile morto per il coronavirus anche se non era malato di coronavirus 

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Yan Cheng era un ragazzo cinese di 17 anni, viveva nella provincia di Hubei, poco lontano da Wuhan. Non è una delle vittime del nuovo coronavirus 2019-nCoV e non rientrerà nelle statistiche ufficiali. Eppure non si può nemmeno dire che il coronavirus non abbia nulla a che fare con la sua storia. Perché, scrive il South China Morning Post è morto  mercoledì proprio per colpa di quel virus. Il padre Yan Xiaowen, (49 anni) e il fratello minore di undici anni erano infatti stati messi in isolamento perché si sospettava fossero stati contagiati, ipotesi confermata il 27 gennaio scorso quando i test hanno dato esito positivo.

Cosa sappiamo della morte di Yan Cheng

Ma mentre erano in quarantena, ha denunciato il padre, nessuno si è preso cura di Yan Cheng che essendo affetto da paralisi cerebrale e costretto su una carrozzina non poteva fare nulla da solo, nemmeno mangiare o parlare. Così, mentre il padre e il fratello autistico erano ricoverati (la madre è morta diversi anni fa) nessuno si sarebbe preoccupato di andare a visitare il figlio. Al punto che, sei giorni dopo il suo trasferimento all’ospedale preso dalla disperazione avrebbe affidato al social network cinese Weibo (l’account sarebbe stato successivamente cancellato una richiesta di aiuto affinché qualcuno andasse a trovare Yan Cheng e a sincerarsi delle sue condizioni di salute.

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Il post con la richiesta di aiuto su Weibo, traduzione automatica con Google Translate  [via Twitter.com]
In un altro post il padre ha raccontato che alcuni funzionari di partito lo avevano invece rassicurato di aver dato disposizione di andare a casa dal figlio e che qualcuno era andato due volte (in sei giorni) a dargli da mangiare. Secondo altri report anche la zia del ragazzo si sarebbe recata dal Yan Cheng per tre volte, trovandolo in uno stato di salute sempre più precario, molto disidratato e troppo debole per mangiare. Ma dopo essersi ammalata anche lei non aveva potuto più continuare a prendersene cura. Eppure quando finalmente mercoledì scorso le autorità cittadine si erano decise a trasferire il ragazzo nella stessa struttura dove si trovavano il padre e il fratello non c’era ormai più nulla da fare e Yan Cheng era morto. Su Wechat l’editor di “Riso e Miglio” Xiao Xiaowen (un gruppo che si occupa di persone affette da paralisi cerebrale) ha raccontato tutta la storia, pubblicando anche gli screenshot della cronologia delle telefonate fatte da Yan Xiaowen ai funzionari comunali del Partito per avvertirli della situazione di salute e di isolamento del figlio disabile.

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A confermare la veridicità della notizia è stato il Beijing Youth Daily, il quotidiano della Lega Giovanile dei Comunisti cinesi, che ha annunciato l’avvio di un’inchiesta ufficiale per stabilire le responsabilità nel decesso del ragazzo. Un funzionario comunale però sostiene che non ci siano state gravi mancanze e che gli operatori abbiano fatto il loro lavoro. Pare però che ciononostante il sindaco di Huajiahe e il segretario locale del Partito Comunista siano stati rimossi dai loro rispettivi incarichi il 30 gennaio.

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