Economia

I giochini del FMI con la Grecia

Lo sconcerto è grande in Grecia: le rivelazioni su una presunta teleconferenza tra due massimi dirigenti del Fondo Monetario Internazionale mostrano che tutto è lecito pur di difendere l’ortodossia liberista (e i rapporti di forza che la giustificano).

Wikileaks: così il FMI vuole mollare la Grecia

19 marzo. Da qualche parte in Europa. Forse tra un ufficio ateniese e uno parigino. Da una parte del filo Poul Thomsen (Direttore del dipartimento Europa del Fondo Monetario Internazionale); dall’altra Delia Velculescu, capo missione per il Fondo Monetario Internazionale sul programma greco.
Thomsen :« Bé, non so. Ma il punto è che… la penso diversamente. Cosa li spingerà a prendere una decisione? In passato c’è stata solo un’occasione nella quale si sono decisi, ed è stato quando stavano per restare sul serio a corto di soldi, e andare in default. Giusto?”
Velculescu : “Giusto.”
Thomsen : “E probabilmente è quello che accadrà di nuovo. Il quel caso, si tira fino a luglio, e ovviamente gli europei non avranno voglia di discutere per un mese prima del Brexit eccetera; a quel punto dovranno fare una pausa e ricominciare dopo il referendum europeo”.
Velculescu : “Si, è vero”.
[…]
Thomsen: […] questa discussione può continuare a lungo. E la stanno tirando per le lunghe… perché la tirano per le lunghe? Perché non sono abbastanza vicini ad un ‘evento di credito’ [“event”, cioè un default], in una forma o in un’altra”.
Velculescu: “Sono d’accordo sul fatto che ci serve un ‘evento’, ma non saprei quale. Credo che Dijsselbloem stia provando non tanto a generare un ‘evento’, ma a cominciare subito questa discussione, in qualche modo, sul debito, che alla fine è sul fatto che restiamo anche noi nel programma o no”.
Thomsen: “Si, ma sai, questa discussione sulle misure o sulle misure e sul debito può andare avanti all’infinito, fino a che ci sia qualcosa… fino a che sbattono contro il pagamento di Luglio, o fino a quando i leaders decidono che ci dobbiamo mettere d’accordo. Ma fino ad ora non c’è niente che potrebbe obbligare a un compromesso, giusto? Si andrà avanti per sempre.
Velculescu: “Sì, continuerà fino a luglio, se non succede niente prima. Sono d’accordo”.
Queste, secondo il sito Wikileaks, le battute tra Paul Thomsen, direttore della sezione europea del Fondo Monetario Internazionale, e Nadia Vlaculescu, capo missione per la Grecia dello stesso istituto. La pubblicazione del resoconto è stata fatta il 2 aprile e riguarderebbe uno scambio telefonico avvenuto il 19 marzo scorso. Il Fondo Monetario Internazionale ha laconicamente dichiarato di “non commentare indiscrezioni o presunti resoconti di discussioni interne”, ma non ha formalmente smentito il contenuto della conversazione.
In un altro passaggio, Thomsen redarguirebbe la Merkel imponendole di scegliere tra due opzioni: accettare l’FMI (con misure draconiane) ma ridurre il debito della Grecia, oppure trovarsi a rispondere a domande “scomode” davanti al Bundestag.
I media consensuali hanno tentato una goffa tattica per distogliere l’attenzione dal fatto principale: il Wall Street Journal ha sollevato sospetti sulla fonte della rivelazione (l’ortografia errata “Vlakouleskou” per Vlaculescu e quindi una fonte greca all’origine delle rivelazioni – fatto in seguito smentito da Wikileaks). Confermando indirettamente il disagio per il merito delle conversazioni riportate, e la loro pertinenza.

I giochini del FMI con la Grecia

Se il contenuto di questo scambio dovesse rivelarsi autentico (e fino ad ora le informazioni del sito si sono rivelate attendibili), sarebbero svelate responsabilità gravissime dei due dirigenti dell’FMI, ed una esplicita tattica ricattatoria nei confronti del governo Tsipras. Le reazioni sono state immediate in Grecia, ove i media sono in totale ebollizione sull’argomento (a giusto titolo), mentre la notizia è ignorata dai media italiani. Il primo ministro Alexis Tsipras ha convocato d’urgenza un summit ministeriale con i titolari delle finanze e degli esteri, ed ha informato il Presidente della Camera ed il Presidente della Repubblica. “Esigiamo spiegazioni da parte del Fondo Monetario Internazionale sull’accaduto. Non permetteremo a nessuno di giocare con il fuoco a spese della Grecia”, fanno sapere fonti ministeriali elleniche. Tsipras ha indirizzato immediatamente una richiesta di chiarimenti a Christine Lagarde, esigendo di sapere “se le posizioni [di Thomsen e Vlaculescu, n.d.t.] riflettano il punto di vista ufficiale dell’FMI”. In questa lettera, il cui contenuto è stato pubblicato dall’Huffington Post, il primo ministro greco è esplicito: “Utilizzare la bancarotta [“credit event”] come mezzo di pressione sulla Grecia e altri stati membri [dell’FMI, n.d.t.] va evidentemente al di là dell’idea che abbiamo di un processo negoziale”. Naturalmente è in gioco la possibilità di un rapporto leale tra le parti : Tsipras solleva chiaramente la questione “della fiducia che la Grecia possa accordare a funzionari che hanno espresso tali punti di vista”. Subito dopo è evocata l’opportunità che Thomsen e la Vlaculescu continuino a ricoprire il ruolo di negoziatori sul programma greco: Tsipras si dice “certo che [la Lagarde] prenderà tutte le misure necessarie per assicurare che il negoziato non deragli”. Nel momento in cui sono scritte queste righe non è nota una risposta di Christine Lagarde.

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La lettera di Tsipras a Christine Lagarde (fonte: Huffington Post Grecia)

Il Presidente della Repubblica Pavlopoulos non ha esitato a richiedere il ritiro puro e semplice del Fondo Monetario Internazionale dal programma greco: “credo siano da tempo mature le condizioni -precisa in un comunicato- perché il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) assuma le funzioni attualmente svolte dall’FMI”. Ed aggiunge : “le competenze dei membri del MES sarebbero chiaramente superiori a quelle degli esperti dell’FMI, come conferma la storia recente di quest’ultimo”. La vicenda solleva indignazione e rabbia, ma mostra anche senza veli la ferocia dei rapporti di forza che agiscono sotto la coltre delle diplomazie e dei comunicati ufficiali. Paradossalmente, però, a meno di credibili smentite da parte dell’FMI, o nuove rivelazioni, la vicenda potrebbe giovare al governo greco. Il tentativo di ricatto nei confronti di uno stato sovrano sarebbe talmente smaccato e palmare per poter essere assecondato, e certamente non resterà senza conseguenze. Di fronte alla inaccettabile ‘dottina Thomsen’, l’unica via d’uscita per salvare la faccia parrebbe essere una rapida conclusione della valutazione, la fine dell’extendig and pretending, ed una seria discussione sul debito greco. I prossimi giorni si incaricheranno di confermare o smentire questo ottimismo.