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Vittorio Sgarbi e la pensione senza lavoro

vittorio sgarbi massimo bergamin

Verrà brevettato come il metodo Sgarbi. Andare in pensione senza lavorare un giorno è un’arte che può e deve essere riservata a pochi (specialmente per i conti dello Stato) ma è assai remunerativa, anche se l’assegno dell’INPS tra i 2500 e i 3500 euro che prenderà non basterà per la sua casa, dove si spendono 30mila euro ogni mese tra assistenti e dipendenti. Racconta oggi Luciano Cerasa sul Fatto:

La sua pensione non è e non poteva maturare coi presunti contributi figurativi versati dall’amministrazione dei Beni culturali. L’aspettativa non retribuita cui allude il critico d’arte infatti non comporta il riconoscimento di contributi, anche se dà diritto al lavoratore di fare se vuole dei versamenti contributivi volontari. E ALLORA? Dal 1° gennaio 2012 la legge Fornero ha fissato a 66 anni per gli uomini l’età anagrafica dalla quale si può andare in pensione di vecchiaia. L’altro requisito è quello di aver versato almeno 20 anni di contributi.

Sgarbi, nato nel 1952, ha effettivamente compiuto 66 anni. Per quanto riguarda il suo montante contributivo ha iniziato a lavorare a 20 anni come supplente di latino nelle scuole. La legge 300 del 1970 prevede il riconoscimento di contributi figurativi per l’aspettativa sindacale e per le cariche elettive. Il valore del montante è equiparato ai versamenti che sono stati effettuati nell’ultimo posto di lavoro.

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Sgarbi è stato deputato dal 1992 al 2006, assessore alla cultura del comune di Milano tra il 2006 e il 2008, sindaco Udc-Dc di Salemi dal 2008 al 2012, assessore in Sicilia fino al 2016 e nel 2018 rieletto deputato e sindaco di Sutri. Il riscatto della laurea e della specializzazione universitaria ha fatto il resto. È la politica che ha pagato la pensione al funzionario dei Beni culturali in aspettativa permanente Vittorio Sgarbi, non la sua impunita latitanza dalla P.A. Se le cariche elettive possano essere considerate poi una professione e un lavoro, è un’altra storia.

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