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Vittorio Di Battista e i dipendenti della Di.Bi.Tec.: «Non vogliono essere pagati»

vittorio di battista alessandro di battista

Vittorio Di Battista e la sua Di.Bi.Tec. S.R.L. finiscono sulla graticola per il secondo giorno consecutivo dopo la notizia del Giornale a cui l’ex deputato Alessandro e suo padre hanno risposto ieri.  Dopo Di Maio anche Di Battista finisce nel mirino per i guai aziendali del padre, mentre tra il popolo, ricorda oggi Repubblica, c’è chi gli scrive: «Non paghi i dipendenti e t’incazzi pure».

Vittorio Di Battista, la Di.Bi.Tec. e i debiti con i lavoratori

Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Lorenzo Vendemiale riepiloga i termini della questione:

L’accusa è di non pagare i lavoratori. Sarebbe bastata una telefona per scoprire che i dipendenti non pagati sono la figlia di Di Battista e u n’altra socia, come spiega lo stesso Vittorio: “Non ci sono dipendenti non pagati, solo persone che hanno rinunciato al proprio emolumento in una fase difficile”. Per trovarlo bisogna andare a Fabrica dove ha sede la Di.Bi.Tec. Un vecchio magazzino, cancello arrugginito, computer stile Ibm Anni 90, pile di scartoffie e scatoloni ammassati all’ingresso.

I vicini non se la passano meglio: la zona di Civita era il regno della ceramica sanitaria ma nell’ultimo decennio è stata travolta dalla crisi. Dietro un cartello di benvenuto che evoca il muro di Berlino, Di Battista padre lavora con Carmela Traversari, socia al 5 per cento e simpatizzante M5s: è una dei due dipendenti a cui la Di. Bi. Tec deve 53 mila euro; l’altra è Maria Teresa Di Battista, sorella di Alessandro. In un’azienda a conduzione familiare, i titolari sono anche impiegati: se le cose vanno male niente stipendio. L’impressione non mente: la ditta tra il 2015 e il 2016 ha visto calare il suo fatturato dell’8% (da 476 a 439 mila euro) e praticamente non ha prodotto utili. “Siamo un’azienda normale, non riceviamo favori dallo Stato e dai potenti”, dice il titolare.

alessandro di battista vittorio di battista di bi tec

Se però i dipendenti avessero rinunciato allo stipendio già nel 2016, come dice Di Battista, questo apparirebbe nei conti dell’azienda. E poi c’è anche altro:

Certo, oltre ai debiti verso i dipendenti ci sono pure 135 mila euro nei confronti dei fornitori. C’è il bilancio 2017 ancora non depositato, in violazione delle norme. Ci sono 60 mila euro di mancati versamenti tributari(per lo più Iva),per cui la Di.bi.tec potrebbe magari avvalersi della “pace fiscale” approvata dal governo gialloverde. Ma queste sono domande a cui Di Battista padre preferisce non rispondere.

Le spiegazioni di Di Battista senior

Di Battista senior, famoso per le minacce sulla presa della Bastiglia (e della pastiglia), con Fabrizio Caccia del Corriere della Sera si sfoga: «Io non ce li ho più i dipendenti. Siamo rimasti in tre, io, mia figlia Titti (Maria Teresa, ndr) e la signora Carmela Traversari che in questo momento è in ufficio con me. Siamo tutti soci e lavoratori e da tempo abbiamo rinunciato all’emolumento. La nostra è solo una delle centinaia di migliaia di aziende italiane che non hanno favori…».

Sulla porta d’ingresso al piano strada c’è un cartello che riporta agli anni del Muro di Berlino e riproduce la famosa scritta, in inglese, tedesco, russo e francese, del Checkpoint Charlie: «State per lasciare il settore americano». Il signor Vittorio decritta:  fuori da quell’ufficio, secondo lui, regna sovrano l’imperialismo.

dibitec srl

Poi si congeda («Vado avanti sereno…») e da fascista purosangue rivolge al «parà Sallusti» solo una battuta scherzosa: «Lui ha da farsi perdonare la Santanchè…». Il resto, lo affida a Facebook: «Tra le rose e le viole… Oggi sono in vena di filastrocche e rammentando, come diceva Renato Rascel, che è arrivata la bufera ed è arrivato il temporale, esorto gli amici, i conoscenti ed i segugi al soldo, di leggere, se ne sono capaci, i bilanci».

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