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Virginia Raggi e il referendum sulle Olimpiadi a Roma

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“Ci andrò con la grande forza che ci viene dalla trasferta di Rio”. Con questo spirito Diana Bianchedi, coordinatrice del Comitato Roma 2024, si prepara per l’incontro, non ancora fissato, con il sindaco di Roma, Virginia Raggi. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera l’ex azzurra (due volte ore alle Olimpiadi nel fioretto a squadre) parla della candidatura di Roma dopo i confronti avuti in Brasile con il mondo dello sport. “Ci siamo trovati di fronte a persone che, da tre mesi, leggono che Roma è morta. Ma con l’impegno profuso dai miei ragazzi, che ho ringraziato con una lettera, in 35 workshop, abbiamo dimostrato che da febbraio siamo andati più avanti degli altri”, ha spiegato la Bianchedi, che ritiene che il comune abbia “perso un’occasione” a non mandare nessun rappresentante a Rio (“la trasferta la pagava il Comitato e in tutti gli incontri tecnici il Campidoglio avrebbe potuto fare tutte le domande del caso”).

Virginia Raggi e le Olimpiadi a Roma

Cosa dirà Diana Bianchedi alla Raggi durante l’incontro? “Che la campagna elettorale è finita e che ci diano una risposta chiara”, spiega per poi contestare “che si dica che queste sono le Olimpiadi di Montezemolo. Tutti i contratti e le cariche del Comitato promotore scadono, e decadono, il 14 settembre 2017 quando verranno assegnate le Olimpiadi. Dopodiché governo, Comune, Regione possono scegliere chi vogliono loro”. La Bianchedi teme “che si arrivi a una riposta tipo ‘no perché no’, come si fa con i bambini. Spero che venga fatta un’analisi accurata sul progetto, consegnato alla sindaca a metà luglio. Siamo anche pronti ad apportare eventuali modifiche”. E si dice pronta “a mettere a disposizione” il proprio posto, spiegando che “come in pedana, se altri possono farci vincere la gara sono pronta a farmi da parte”. Mentre per quanto riguarda i costi a livello di infrastrutture, la coordinatrice di Roma2024 ricorda che “per le metropolitane c’è l’impegno del governo, per la chiusura dell’anello ferroviario l’accordo con la Regione” e che sono state “individuate 15 zone di Roma dove servono delle palestre multifunzionali. Senza contare il restauro del Flaminio. Sono interventi permanenti, non temporanei”. Il 7 ottobre Virginia Raggi dovrà sciogliere le riserve: o firma l’impegno del Comune alla candidatura o finisce qui. Se la Bianchedi dovesse scommettere un euro? “Direi che si va avanti. Altrimenti – conclude la sua intervista al Corriere della Sera – finirà davvero, ma per i prossimi 50 anni…”. Ma la Bianchedi evidentemente non sa che la Raggi è pronta a non firmare l’impegno del comune, facendo così decadere la candidatura.

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Il rapporto costi/benefici secondo la valutazione del CEIS di Tor Vergata, fonte Il Messaggero

Il referendum sulle Olimpiadi a Roma

Il M5S ha infatti già detto no, dopo aver ventilato l’ipotesi, a un referendum sulle Olimpiadi, bocciando la proposta di Stefano Fassina in consiglio comunale. Già all’epoca  fonti non ufficiali del Campidoglio spiegavano che il sindaco «non farà nulla per portare avanti l’iter» e quindi non ottempererà alle ultime scadenze in calendario. Il riferimento è alla seconda parte del dossier olimpico che il Comune dovrà far recapitare al Cio entro il 7 ottobre, insieme a una lettera di disponibilità a impegnare le risorse necessarie per la buona riuscita della manifestazione. È addirittura possibile che al posto dell’incartamento, Raggi firmi una vera e propria rinuncia dove se ne descrivano per filo e per segno i motivi. «Se vincerò, sarò io stessa a indire un referendum», affermava Virginia Raggi il 15 giugno scorso durante un confronto televisivo con il suo sfidante Roberto Giachetti. Ma a quanto pare nel frattempo la sindaca deve aver cambiato idea. I motivi della contrarietà alla candidatura sono stati riassunti in Aula dalla consigliera pentastellata Sara Seccia il 10 agosto: «Nelle città che hanno ospitato i Giochi olimpici abbiamo avuto budget sforati sistematicamente. Per il 2024 la spesa equa stimata è di 13 e i 5,3 miliardi indicati non considerano tutta una serie di spese imprescindibili. Non si rischia sulla pelle dei romani».

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