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Virginia Raggi, le cimici e la talpa

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Il giorno dopo l’intervista di Salvatore Romeo in cui l’ex caposegreteria di Virginia Raggi diceva che tutti sapevano «delle cimici in Comune dal secondo giorno di governo della città» la questione diventa un caso. Perché la procura ha smentito di aver messo cimici negli uffici in Campidoglio e la sindaca ha detto che non ha nulla da nascondere e che per lei la procura può metterne quante ne vuole. Ma soprattutto perché, com’è normale che sia, ora scatta la caccia alla talpa che avrebbe fatto sapere ai grillini romani delle cimici.

Virginia Raggi, le cimici e la talpa

Non solo: mentre tra cimici e talpe lo zoo del Campidoglio è in via di completamento, quel tordo di Romeo – il quale, è evidente, non si è nemmeno reso conto del potenziale deflagratorio delle sue affermazioni – finisce nel mirino di Grillo e dei suoi, come racconta Il Messaggero, che puntano a farlo fuori dal M5S:

«A questo Romeo, in quanto dipendente comunale, andrebbe fatta una bella lettera di richiamo: ma chi gliela scrive? Marra come capo del Personale?». Anche se ulcerato dalla rabbia per il «danno d’immagine, l’ennesimo, al M5S» Beppe Grillo ieri mattina non ha potuto fare a meno di concedersi con i suoi una battuta. Seppur amara, in una giornata passata dai vertici pentastellati a commentare l’intervista surreale «e volgare» del fedelissimo di Virginia Raggi.
«Adesso andremo a verificare se questo Romeo è iscritto al M5S e cercheremo il modo di buttarlo fuori: noi siamo un’altra cosa, siamo diversi, non solo per le azioni ma anche per i modi di parlare», è stato lo sfogo di tutti i big pentastellati, da Davide Casaleggio a Luigi Di Maio, che si sono rimbalzati sulle chat le parole dell’ex capo della segreteria politica di «Virginia».

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La rettifica di Salvatore Romeo

Intanto scatta la caccia alla talpa: le affermazioni di Romeo fanno comprendere che qualcuno ha avvertito la giunta di una possibile indagine. Visto quanto accaduto dopo viene facile pensare che questo qualcuno sia proprio Raffaele Marra, che poi l’indagine l’ha subita davvero. Ma se Marra, informato in qualche modo dell’indagine, ha ritenuto di dover mettere in guardia il “suo sindaco” (come chiamava la Raggi in chat), come è venuto a sapere tutto l’ex capo di gabinetto? Scrive oggi Il Messaggero: «Già nelle scorse settimane,infatti,tra gli investigatori si era diffuso il sospetto che qualcuno potesse aver avvertito l’ex vicecapo di gabinetto con un passato tra le Fiamme gialle e che lui avesse avvertito il sindaco. Romeo ha effettivamente confermato quel sospetto ammettendo che i fedelissimi di Raggi salivano spesso sul tetto con lei per parlare di cose delicate evitando gli“ascolti”».

Salvatore Romeo, la pietra dello scandalo

Daniele Frongia, intervistato dal Corriere, dice però che nelle sue chat non c’è nulla da nascondere e che non le ha cancellate: se la procura vuole, può leggerle in qualsiasi momento, è il ragionamento dell’ex vicesindaco con Andrea Arzilli. Ci sarebbe però da ricordare che gli omissis li ha messi la procura nell’indagine su Marra, e quindi pare francamente improbabile che abbiano voglia di leggerle ancora o che i magistrati non se le ricordino. Più interessanti sono invece le risposte di Frongia alla domanda sulla decisione di depotenziare il suo ruolo in Giunta: «È un dato politico di cui oggi si può solo prendere atto. È stato deciso così e io ho subito offerto la possibilità di un mio passo indietro per sedare gli animi, diciamo. Comunque sia faccio parte di una squadra e la mia scelta è dovuta al bene del progetto, del programma e della sindaca. E poi ho sempre l’assessorato allo sport e alle politiche giovanili, mi occuperò anche della funzione statistica e dei detenuti. Continuo a fare il mio lavoro con dedizione e la pazienza necessaria a definire e strutturare le politiche sportive e giovanili, inesistenti o poco incisive fino ad ora». E quando Arzilli gli chiede la motivazione del suo sacrificio, Frongia continua con la recita delle tre scimmiette: «A questo non so proprio rispondere…». Non vedo, non sento, non parlo. In omaggio, probabilmente, alla trasparenza quanno ce pare della Giunta Raggi.

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Salvatore Romeo (foto da: Facebook)

In tutto ciò Romeo rimane sulla graticola: “in ogni caso il problema non è se davvero ci fossero le microspie, ma che cosa è stato raccontato alla sindaca e al suo staff. E soprattutto da chi. Anche tenendo conto che proprio a giugno, quindi poco dopo le elezioni, una cimice piazzata nell’ufficio di Scarpellini captò le telefonate del costruttore che parlava con la sua segretaria dei soldi consegnati a Marra «perché temo che altrimenti possa ostacolarmi nelle pratiche che ho al Comune»”, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere alimentando il sospetto che sia stato proprio Marra a dire a tutti di stare attenti perché aveva subodorato qualcosa. «Magari le mettessero, così saprebbero che non abbiamo nulla da nascondere», ha detto ieri la sindaca fornendo la migliore risposta possibile in pubblico alla questione. Tuttavia era proprio lei ad andarsene sul tetto con Romeo quando c’era da parlare di questioni delicate. Trasparenza quanno ce pare, appunto.

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