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Virginia Raggi, Paola Muraro e le chat sulla baby sitter di Roberta Lombardi

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Nelle chat dei Quattro amici al bar Virginia Raggi va all’attacco del MoVimento 5 Stelle. E sostiene che l’assessora all’ambiente Paola Muraro, poi dimissionaria in seguito alle indagini della procura di Roma, “le fu imposta” mentre se la prende con Roberta Lombardi (“mi è antipatica, non la sopporto”), riprendendo, per criticarla, una vecchia storia sull’assunzione di una collaboratrice parlamentare utilizzata da baby sitter.

Virginia Raggi e Paola Muraro «imposta»

Entrambe le affermazioni, riportate oggi dal Messaggero e Repubblica, hanno bisogno di una contestualizzazione. Già si sapeva che le scelte di Marcello Minenna come assessore al bilancio e di Carla Raineri come capo di gabinetto erano il frutto di uno screening effettuato dal MoVimento 5 Stelle nazionale; che poi Minenna sia ancora molto stimato dal M5S lo dimostra il fatto che proprio ieri sia stato citato un suo lavoro sui costi dell’uscita dall’euro all’interno di un post che rilancia il referendum sulla moneta unica. Racconta il Messaggero su Virginia Raggi e Paola Muraro:

Era l’esordio della “rivoluzione” in Campidoglio, Virginia Raggi aveva fatto fatica a individuare la squadra, ma già prendeva coscienza che nulla sarebbe stato facile come gli slogan della campagna elettorale: «Mi hanno imposto questa Muraro – dice in chat- è legata a un sistema di potere, sono molto preoccupata». E in effetti le relazioni dell’allora assessore con Franco Panzironi e Giovanni Fiscon, ex vertici dell’Ama, espressione dell’estrema destra, finiti a processo con Massimo Carminati, erano noti a tutti.
Raggi non specifica chi le avesse imposto quella nomina, ma è inevitabile ricondurre le pressioni ai legami del sindaco con lo studio Previti, con il quale collaborava, e al suo ruolo di presidente nell’Hgr, società di cui era azionista l’assistente di Panzironi. Circostanze che la Raggi aveva escluso dal suo curriculum. Poi le cose sono cambiate, la Muraro è stata difesa dal sindaco fino al limite del possibile e anche in chat la versione è diversa «è una lavoratrice, preparata e in gamba».


Noi però sappiamo anche altro. Ovvero che il nome di Paola Muraro non arrivò a Virginia dal “sistema di potere” dell’estrema destra, ma dall’onorevole Stefano Vignaroli, fidanzato di Paola Taverna ma soprattutto esperto della questione rifiuti e in prima linea nella guerra contro Malagrotta. La Raggi confermò anche davanti alla commissione rifiuti che il nome della Muraro le fu suggerito (ma non certo imposto) da Vignaroli, ma soprattutto lo stesso Vignaroli in un’intervista al Fatto Quotidiano che risale allo scorso 15 ottobre descrisse la vicenda in modo completamente diverso:

Poi però lei l’ha indicata come assessore all’Ambiente.
Il M5S mi chiese di cercare la figura giusta in virtù delle mie competenze. Trovai una quindicina di nomi, alcuni stranieri, e li sottoposi al mini-direttorio e alla sindaca. Molti rifiutarono, o non avevano le caratteristiche giuste.
Muraro non era in testa alla lista?
Mi è venuta in mente dopo. E comunque non sono lo sponsor di nessuno.

È evidente che se prima vennero proposti – e rifiutati – una quindicina di nomi e poi venne trovata la Muraro nessuno ha imposto niente a nessuno. Le due ricostruzioni quindi cozzano ma noi abbiamo anche elementi in più: mentre Minenna e Raineri vennero tranquillamente accompagnati alla porta dalla sindaca dopo la crisi di giunta dello scorso agosto, come ricorda anche il Messaggero la Muraro venne difesa strenuamente dalla Raggi in più occasioni prima della definitiva capitolazione e delle dimissioni. Curioso, per una personalità “imposta”, no?

Virginia Raggi e la baby sitter di Roberta Lombardi

Maria Elena Vincenzi su Repubblica invece racconta con dovizia di particolari le parole di fuoco della sindaca su Roberta Lombardi. Come spesso succede in politica, la Raggi utilizza una vecchia storia per attaccare la deputata romana:  «Lei è proprio l’ultima dalla quale accetto lezioni di moralità. Da quella poco di buono che ha fatto passare la baby sitter come assistente parlamentare, facendola pagare con i soldi dei cittadini. Lei di certo non si può permettere di giudicare me». L’argomento della Raggi è puerile: a parte la definizione di “poco di buono”, anche se la Lombardi avesse fatto qualcosa di male questo non precluderebbe la sua libertà di criticare qualcos’altro. In ogni caso la vicenda riguarda una storia che risale al maggio 2014 e che fu rivelata da Claudio Marincola sul Messaggero: parlando della proposta della Vezzali di istituire un nido a Montecitorio la Lombardi sostenne che lo spazio-bimbi sarebbe stato aperto «per tutti i lavoratori della Camera», e che il personale sarebbe stato «a carico dei deputati». Poi la bomba:

«Un post del genere lo trovo surreale, linkato da te, parlamentare oltremodo benestante», le hanno sparato addosso le mamme grilline. Un nido in Parlamento striderebbe «con gli altri nidi dove i bimbi stanno nella m….». Replica della Lombardi: «Ognuna di noi mamme si è organizzata come può: io ad esempio ho assunto un’assistente personale attivista che mi cura l’agenda, le mail, risponde alle telefonate, mi prepara i fascicoli dei dossier e quando scappo in aula per votare o quando sono in riunione mi cura la bimba».

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Il post della Lombardi su Facebook scatenò all’epoca una serie di accuse nei confronti della deputata, incentrate soprattutto sul fatto che «con uno stipendio di 7000€ non ce la fa con l’asilo normale?». Ebbe anche uno strascico giudiziario non ancora concluso. Oggi si scopre che la Raggi utilizza l’argomento per silenziare la Lombardi eppure all’epoca non rilasciò mai una dichiarazione pubblica sulla vicenda. Come mai, se le ha dato così fastidio? Forse perché alla fin fine la Lombardi aveva ragione? Non sarà che l’argomento viene utilizzato per perpetrare l’infinita lotta tra lombardiani e “Raggio Magico” all’interno del MoVimento 5 Stelle romano, e che ha già fatto tante vittime a colpi di dossier?