Fact checking

Virginia Raggi ha davvero mentito al direttorio M5S?

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Virginia Raggi prima versione: «Ha informato i vertici del MoVimento?». «Sì, certo». Virginia Raggi seconda versione: «Dell’indagine sull’assessore Muraro ho informato alcuni parlamentari, Stefano Vignaroli, Paola Taverna, un europarlamentare e un consigliere regionale»: i nomi di questi ultimi due è facilissimo indovinarli: sono gli altri componenti del direttorio romano che era stato affiancato alla Raggi durante la campagna elettorale e che poi ha perso Roberta Lombardi: sono Fabio Massimo Castaldo e Gianluca Perilli, che insieme a Paola Taverna ne facevano parte. Non ne faceva parte e ha negato di sapere ogni cosa invece Vignaroli, che per mesi, in omaggio alla trasparenza, ha negato anche di sapere come si chiamasse e che ieri, nell’audizione, ha scelto di rimanere in silenzio come all’epoca di Fortini.

Virginia Raggi, le balle all’opinione pubblica e i silenzi del direttorio

Dal 18 luglio quindi Paola Muraro sa di essere indagata, e qualche giorno dopo l’ha confessato alla Raggi. E i componenti del direttorio quando l’hanno saputo? Nei giorni immediatamente successivi, viene da indovinare. Perché il 22 luglio l’Unità in un articolo a firma di Claudia Fusani ha raccontato di come la Taverna, in una pausa alla buvette, avesse detto in pubblico: «La Raggi? Prima cade, meglio è. Vedrai, vedrai che casini verranno fuori». La Taverna smentì il colloquio, i grillini inferociti gridarono alla macchina del fango. Eppure, scrive oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere, subito dopo aver saputo il 18 luglio di essere indagata la Muraro aveva informato la Raggi e «alle 15.30 di quel giorno in Campidoglio inizia una riunione tra Raggi e il cosiddetto «minidirettorio». Partecipano la senatrice Paola Taverna, l’eurodeputato Fabio Massimo Castaldo e il consigliere regionale del Lazio Gianluca Perilli. All’ordine del giorno c’è la discussione sulla prima riunione operativa della giunta prevista per il giorno successivo». È molto probabile che in quell’occasione la Raggi abbia informato dell’indagine a carico e da lì siano cominciati i casini con il direttorio romano. E quello nazionale? Ieri Carlo Sibilia ha detto all’agenzia di stampa AGI di non sapere nulla dell’indagine. Carla Ruocco su Twitter si è direttamente dissociata e anche lei va annoverata fra quelli che non sapevano (la Ruocco invece conosceva molto bene Minenna e Raineri):

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Lo status con cui Carla Ruocco si è dissociata dalla Raggi

Ma lo stesso Corriere della Sera segnala che un’occasione per informare il direttorio nazionale c’è stata e conclude come logica vuole:

Il 2 agosto viene organizzata una cena. Raggi viene accompagnata dal suo vice Daniele Frongia. Per il Movimento ci sono Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. Il «caso Muraro» è l’argomento che monopolizza l’attenzione di tutti. Se davvero Raggi non ha informato gli altri dell’iscrizione nel registro degli indagati rischia di essere espulsa, visto che le regole dei 5 Stelle prevedono la trasparenza totale in materia di procedimenti giudiziari. Se invece l’ha fatto bisognerà sapere perché si è deciso di mantenere la notizia segreta. Resta il fatto che il 4 agosto, Beppe Grillo, Di Battista, Di Maio, Fico, Ruocco e Sibilia lanciano un «hashtag» ed un post sul blog dello stesso Grillo «per difendere il sindaco di Roma da retroscena e notizie false sui rapporti con Virginia e assessori nel tentativo di screditare l’operato del sindaco e nella speranza (vana) di spaccarci». Il titolo scelto per «fare squadra» è eloquente: «Siamo tutti con Virginia». Difficile credere che non fossero tutti d’accordo.

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L’intervista al Fatto in cui Paola Muraro dice di non sapere niente di avvisi di garanzia: oggi ha ammesso di sapere di indagini a suo carico dal 18 luglio

La difesa di Virginia è in una mail

Ma la storia non finisce mica qui. Perché, secondo quanto risulta a Il Messaggero, “c’è una mail del 5 agosto nella quale gli esponenti del minidirettorio romano ormai orfani di Roberta Lombardi (i parlamentari Paola Taverna, Stefano Vignaroli, il consigliere regionale Gianluca Perilli e l’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo) avvisano i big pentastellati da Di Battista a Di Maio, passando per Fico, Sibilia e Ruocco dell’inchiesta a carico di Paola Muraro. La filiera di controllo, è il ragionamento della Raggi, è stata così rispettata: nessuna omissione, «nessun caso Pizzarotti», «nessuna accusa di fare come mi pare». Tutta la struttura apicale dei pentastellati era a conoscenza del caso. Forse, chissà, anche Grillo, o forse no. Ma la mail con la quale mini e big direttorio colloquiano sulla responsabile all’Ambiente è la prova che la sindaca non si è mossa in solitaria, e che ha rispettato i paletti del contratto firmato prima di candidarsi e anche le raccomandazioni, per usare un eufemismo,di queste settimane concitate”. Se la mail c’è, è impossibile che Sibilia e Ruocco, ma soprattutto Di Maio, Di Battista e Fico facciano finta di non aver saputo nulla. Se la mail non c’è, il direttorio dovrebbe chiedere per la Raggi (e forse anche per i componenti del direttorio romano) la stessa sanzione che ha chiesto nei confronti di Pizzarotti. Se la Raggi ha avvertito sarebbe in regola. Luigi Di Maio invece dovrebbe spiegare perché alla Festa del Fatto faceva finta di non sapere nulla.

Per il funerale della trasparenza invece c’è tempo.
EDIT: Fico smentisce che nella cena di agosto si sia parlato della Muraro:

“Quello che riporta il Corriere della sera sulla cena con Virginia Raggi e’ falso. Durante quella cena informale ed amichevole non abbiamo mai parlato della Muraro o di alcuna indagine a sua carico. Da parte del Corriere e’ una ricostruzione di pura fantasia”. Lo afferma il deputato M5S Roberto Fico, componente del Direttorio, che pero’ al momento non risponde ad altro, in particolare alla domanda se adesso la Muraro si debba dimettere.