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Virginia Raggi, i ricatti di Manlio Cerroni e l'emergenza rifiuti prossima ventura

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«Non accettiamo ricatti da questo soggetto». Così la sindaca di Roma Virginia Raggi ha risposto, interpellata dai cronisti nell’ambito di una conferenza stampa sul piano rifiuti, rispetto alla possibilità che si verifichi uno stop del conferimento rifiuti negli impianti di Manlio Cerroni. Di che parla la sindaca e perché torna d’attualità il nome del “re dei monnezzari” proprietario di Malagrotta?

Virginia Raggi, l’emergenza rifiuti e i ricatti di Manlio Cerroni

Il problema è che sta ritornando d’attualità il Monnezzagate che vide l’esordio traballante della prima cittadina, all’epoca ancora in coppia con l’ormai giubilata assessora Paola Muraro. Gli impianti per il trattamento dei rifiuti sono prossimi alla paralisi e la raccolta tra i cassonetti va a rilento perché i depositi sono già pieni. Due settimane fa Colari, il consorzio che ha preso in mano gli impianti di Cerroni, ha respinto metà dei rifiuti che AMA inviava ai suoi impianti accettandone solamente 600 tonnellate. Cerroni è in grado di ricattare AMA perché il Colari chiede l’adeguamento delle tariffe bloccate da anni e arretrati milionari; dall’altra parte però, come all’epoca di Fortini, l’AMA e la Regione Lazio non possono trattare alcunché con il Colari perché il consorzio è colpito da un’interdittiva antimafia, confermata definitivamente dal Consiglio di Stato.

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La monnezza a Roma e il ciclo dei rifiuti (Corriere della Sera, 23 giugno 2016)

E così il Colari tenta di sbloccare questa situazione aprendo e chiudendo i cancelli dei suoi impianti, permettendo così o lo scarico o favorendo l’accumulo di rifiuti in strada. Con una data-limite: quella del 15 aprile, data entro cui Cerroni si aspetta il pagamento delle fatture altrimenti impedirà l’utilizzo dei suoi impianti oppure dirà di non essere in grado di pagare fornitori e dipendenti bloccando di fatto il ciclo dei rifiuti a Roma e mandando la città in emergenza vera.

La buonanima di Fortini

Intanto i due impianti di Ama (Salaria e RoccaCencia) stanno lavorando a pieno regime e rischiano di finire in tilt per farsi carico della parte di rifiuti che il TMB di Malagrotta respinge. La municipalizzata tenta di metterci una pezza, come ha raccontato il Corriere Roma, chiedendo ai lavoratori un’ora di straordinario in più durante il primo turno del mattino e due in più in quello serale. «Abbiamo appena concluso gli accordi sui nuovi turni, anche noi ci siamo chiesti il senso di un simile provvedimento – diceva al quotidiano Maurizio Biferali, responsabile Ama della Fp-Cgil -. Ormai più o meno tutte le zone del centro sono in difficoltà, ma con la linea del Salario fuori uso e gli impianti che lavorano già al massimo gli operai possono fare ben poco: visto che i problemi sono strutturali, preferiremmo qualche assunzione in più agli straordinari a pioggia». C’è poi un altro problema.

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L’esultanza di Cerroni sul Tempo di qualche tempo fa

Proprio a causa dell’interdittiva AMA non può pagare Cerroni, mentre la gestione attuale dei rifiuti non si basa su un contratto firmato tra la municipalizzata e il Colari (per lo stesso motivo). Una soluzione ci sarebbe. La prefettura di Roma potrebbe procedere al commissariamento del Colari, applicando la legge e così superando l’interdittiva. Ai più attenti di voi non sfuggirà che questa era proprio la soluzione caldeggiata all’epoca dalla buonanima di Fortini, nel frattempo ingiustamente cacciato dall’AMA proprio all’epoca del primo Monnezzagate e con la regia della Muraro. Oggi, come ha raccontato Mauro Evangelista sul Messaggero domenica scorsa, è il Comune che insieme all’AMA e alla Regione sta chiedendo alla prefettura di procedere con il commissariamento. Così implicitamente dando ragione a Fortini.

Il dilemma del monnezzaro

Ma c’è un altro problema in ballo. Giovedì scorso il prefetto Paola Basilone ha risposto con una lettera in cui spiega che sono ancora in corso approfondimenti, perché il commissariamento, secondo la legge, dovrebbe colpire il contratto che lega AMA a Colari. Ma quel contratto non c’è.

La tesi di Ama e Roma Capitale (condivisa anche in Regione) è differente: comunque si applicano tariffe determinate per legge dalla Regione, dunque c’è un contratto de facto su cui intervenire. Ma nella lettera la Basilone prende tempo, ricordando che in forma temporanea ci sono altri strumenti che può utilizzare Roma Capitale. Ecco allora che viene fatta balenare l’idea di una ordinanza firmata dalla sindaca Virginia Raggi. Negli uffici di Roma Capitale questo strumento era già stato preso in considerazione,ma alla fine gli uffici hanno consigliato alla Raggi di non firmare.
Roma Capitale e l’assessorato all’Ambiente in queste ore hanno chiesto un nuovo incontro urgente alla Prefettura; i legali di Ama sono al lavoro per capire come continuare a usare i Tmb di Colari a Malagrotta senza violare la legge. E senza fare passare il messaggio (oggettivamente forzato) che la giunta M5S sta portando i rifiuti negli stabilimenti di una società colpita da interdittiva antimafia. «Ma dobbiamo uscire da questa dipendenza da Colari», ripetono nei corridoi di Palazzo Senatorio, con parole molto simili a quelle che si sentivano ai tempi di Ignazio Marino.

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Foto da: Dagospia

E come sappiamo la soluzione definitiva non venne mai trovata nemmeno da Marino e Fortini, se non prevedendo il trasporto e il trattamento dei rifiuti fuori dall’Italia (a carissimo prezzo). Ma di certo se all’epoca si fosse risolto oggi non ci troveremmo a rischio emergenza. Bene fa la sindaca a dire che non accetterà ricatti da Cerroni. Male fa a dimenticare che in questa situazione ci si è infilata per colpa sua e a causa della strategia miope dell’ex assessora. Intanto però, mentre Pinuccia Montanari – che ha preso eccellentemente il posto della Muraro – annuncia per il 2019 la chiusura del TMB Nuovo Salario e ben tre nuovi impianti per l’organico, sarebbe anche necessario evitare l’emergenza rifiuti prossima ventura. E fare autocritica sulla precedente.

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Foto copertina da: Dagospia