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Il fantastico piano di Virginia Raggi per (fingere di) superare i Campi Rom

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Virginia Raggi ama ripetere spesso che la sua Amministrazione è per il “superamento dei Campi Rom” ma fino ad ora poco si è visto per capire cosa significhi davvero “superare” il sistema dei Campi Rom della Capitale. Prendiamo ad esempio il Camping River di via della Tenuta Piccirilli nel Municipio XV. Il campo è affidato dal 2005 da un’associazione privata – la Isola Verde Onlus – con una procedura negoziata senza bando di gara e nonostante il Comune sia alla ricerca di una soluzione alternativa per “superarlo” rimarrà aperto e in funzione fino al 30 giugno 2017. Nel campo vivono 109 famiglie che stando ad un bando di gara pubblicato, poi sospeso ed infine riaperto avrebbero dovute essere trasferite in un “nuovo campo” ma che invece rimarranno lì.

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Una veduta aerea del Campo Rom al River Village [foto via Google Maps]

Il nuovo corso di Virginia Raggi sui campi Rom conferma la vecchia gestione

Il Camping River Village – che sorge su un terreno di proprietà dell’affidatario – doveva chiudere ma rimarrà aperto sotto la gestione dello stesso gestore e così i Rom che dovevano uscirne rimarranno dentro, almeno fino al 30 giugno. A luglio scorso però era stato pubblicato un bando di gara “per il reperimento di un’area attrezzata nel territorio del Municipio XV o Municipi limitrofi per l’accoglienza e soggiorno di 120 nuclei familiari di etnia rom e affidamento del servizio di gestione” durata dell’appalto 15 mesi (dal 1 ottobre 2016 al 31 dicembre 2017) per un importo complessivo a base di gara di 1.549.484,26 euro (in linea con quanto speso fin’ora dal Comune per il Camping River). Il bando però è stato sospeso in autotutela nel dicembre 2016 e sospensione poi revocata da un’ulteriore determina dirigenziale ad inizio marzo. All’apertura delle buste però l’unica offerta è risultata essere quella della stessa associazione che ha attualmente in gestione il Camping River. L’Associazione 21 Luglio denuncia che il bando era stato concepito proprio per consentire ad Isola Verde Onlus di vincere la gara aggirando di fatto le prescrizioni dell’Autorità Nazionale Anticorruzione in base ai quali le procedure negoziate di affidamento diretto senza gara non sono più permesse. Secondo l’Associazione però – che contestualmente ha inviato un esposto all’ANAC – sussiste “una forte similitudine tra i requisiti strutturali, le prestazioni e i servizi richiesti e forniti sino ad ora nel “Villaggio River” e quelli previsti dal recente bando vinto dall’attuale gestore”. Nell’esposto presentato dall’Associazione 21 Luglio si fa notare che nel bando di gara i criteri stabiliti per l’affidamento della gestione sembrano cucite su misura per far vincere la Onlus che ha avuto in gestione il Campo negli ultimi dodici anni:

le restrizioni territoriali (XV Municipio o Municipi limitrofi), quelle legate alla capacità tecnica (esperienza simile negli ultimi tre anni), quelle relative alla capacità economica (fatturato degli ultimi 3 anni non inferiore al 20% dell’importo a base di gara) sono tali che è possibile affermare  al di fuori della Cooperativa in oggetto «non vi siano altri concorrenti, né nel territorio del XV Municipio né in quelli limitrofi, in possesso né di una struttura rispondente ai requisiti strutturali previsti […], né aventi le capacità tecniche, economiche e finanziarie richieste dal bando oggetto del presente esposto

Per questo motivo l’Asssociazione 21 Luglio «paventa il forte sospetto che la gara sia stata strutturata in modo tale da permettere la partecipazione della sola realtà appartenente al terzo settore» e che pertanto «si ponga in violazione della normativa di settore e in dispregio dei basilari principi di concorrenza, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità in quanto volta a celare dietro il ricorso a procedura aperta, palesi distorsioni del mercato».

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La determina che revoca la sospensione della gara d’appalto

Cosa significa davvero “superare” i campi Rom?

Inoltre la soluzione prospettata dall’attuale amministrazione non rientra nelle linee guida della Strategia Nazionale per l’inclusione dei Rom che prevede che per le famiglie Rom del Camping River – così come per quelle di tutti gli altri Campi Rom – vengano proposte “soluzioni abitative” differenti dal campo per consentire un maggiore livello di inclusione sociale ed un reale “superamento” del sistema dei campi. Secondo l’Amministrazione comunale la chiusura del campo comporterebbe il rischio che le persone che vi abitano si trovino “bruscamente private dell’alloggio” ma che sembra più che altro certificare il fatto che la giunta Raggi non ha le idee chiare (o forse non ha alcuna intenzione) di superare i campi rom. Perché superare i campi non significa aprirne di nuovi o fingere di aprirne di nuovi lasciando la situazione come sta. Per questo motivo anche l’Associazione Nazione Rom (ANR) ha chiesto l’intervento dell’ANAC e la modifica della delibera di giunta n. 117 del 16 dicembre 2016 che istituisce il Tavolo cittadino per l’inclusione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti (RSC) che secondo ANR  è un atto pubblico redatto in aperta violazione della Strategia Nazionale di Inclusione di Rom Sinti e Caminanti perché dal tavolo sono esclusi Rom, Sinti e Caminanti. Anche le associazioni RSC vogliono il superamento dei campi e chiedono di poter vivere in una casa come tutti, il rispetto delle regole e delle leggi, il corretto uso dei Fondi Strutturali ricevuti dall’Italia nel 2015, il rispetto dei regolamenti europei che disciplinano le politiche da adottare attraverso i comitati di sorveglianza.

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Le baracche del Campo Rom al River Village

 
Questo però significa che il Comune deve ad esempio “assicurare il principio di parità di trattamento nell’accesso all’edilizia residenziale pubblica” il che tradotto vuol dire che RSC dovranno poter avere la possibilità di accedere anche ai bandi per l’assegnazione delle case popolari .Nel 2012 il Governo italiano ha deciso di attuare quanto stabilito dalla Comunicazione n.173 del 4 aprile 2011 della Commissione Europea recante il quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020 e ha stilato un piano con la strategia nazionale d’inclusione dei rom, dei sinti e dei caminanti. Come è facile immaginare una delle situazioni più delicate nell’ambito della discriminazione delle persone rom, sinti e caminanti è l’accesso all’’edilizia residenziale pubblica. Questo non significa che tutti quelli che vivono nei campi avranno diritto ad un alloggio popolare ma che la Stragegia si propone di

svolgere le opportune azioni di indirizzo politico e programmatico affinché sia pienamente assicurato il principio di parità di trattamento nell’accesso all’edilizia residenziale pubblica ed efficacemente contrastata ogni potenziale clausola discriminatoria eventualmente prevista nei bandi pubblici di assegnazione degli alloggi di edilizia popolare.

Ovvero, chi avrà diritto potrà partecipare al bando ed eventualmente ottenere l’assegnazione, chi invece non ne avrà diritto non potrà parteciparvi. Va da sé che se davvero si vuole arrivare allo sgombero dei campi rom (nei fatti, non come fece qualche anno fa l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni) per i nuclei familiari che risulteranno non essere in grado di provvedere ad una diversa soluzione abitativa i comuni dovranno farsi carico di trovare un alloggio. Ma l’edilizia popolare non è l’unica soluzione prevista dal piano che prevede anche le seguenti ipotesi: sostegno all’acquisto di abitazioni ordinarie private; sostegno all’affitto di abitazioni ordinarie private; autocostruzioni accompagnate da progetti di inserimento sociale fino all’affitto di casolari/cascine di proprietà pubblica in disuso. Il problema dei Rom, Sinti e Caminanti si interseca qui con quello di molte famiglie romane sotto sfratto o senza una casa: una questione sulla quale Raggi continua a prendere tempo invece che proporre una soluzione. Va da sé che finché il Comune non risolverà l’emergenza abitativa non si potrà superare il sistema dei Campi Rom e in quest’ottica il traguardo del 2021 per terminare le procedura di chiusura dei due campi rom La Monachina e La Barbuta (totale: 4.500 persone cui trovare una casa e un lavoro) appare sempre più irrealistico.