Politica

Il paradosso di Fratelli d’Italia che si lamenta in Europa perché Draghi “ha chiuso i confini” alla variante Omicron

Vincenzo Sofo, europarlamentare di Fratelli d’Italia, ha invitato la Commissione europea a prendere provvedimenti contro il governo Draghi per le disposizioni che da oggi prevedono l’obbligo di sottoporsi a tampone prima di entrare nel Paese anche se si è vaccinati

vincenzo sofo fratelli d'italia

L’europarlamentare di Fratelli d’Italia Vincenzo Sofo ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per “denunciare” il comportamento del governo Draghi, che da oggi ha disposto l’obbligo di tampone per chiunque entri in Italia da altri Paesi Ue, anche se in possesso di certificato vaccinale. “Il governo italiano – si legge – dopo aver escluso i test dai certificati validi per lo svolgimento di molte attività quotidiane, ha disposto che da domani 16 dicembre per l’ingresso in Italia da Paesi Ue è necessario l’obbligo di test anche per i possessori di certificato vaccinale, con l’aggiunta di quarantena per coloro che presentano un test negativo ma non sono vaccinati”. Una rivendicazione che suona quantomeno paradossale visto l’isolazionismo a tutti i livelli spesso invocato dal partito e la strumentalizzazione che viene fatta sui migranti che sbarcano sulle coste del Paese. Per loro tamponi e quarantene sono legittimi, mentre per chi arriva in aereo no. “La scelta del governo italiano – continua il documento – per la quale la stessa Commissione ha manifestato stupore per i tempi e modi, metterà in difficoltà l’economia italiana e in particolare il settore del turismo alla vigilia delle festività, a beneficio degli altri stati europei. Inoltre questa disposizione ostacolerà il rientro dei tanti connazionali che studiano o lavorano all’estero”.

Adesso a Fratelli d’Italia piace il Green Pass

Poi un elogio del Green Pass dopo mesi in cui Fratelli d’Italia non ha fatto altro che metterne in discussione l’utilità: “Ricordiamo – conclude Sofo – che il 14 giugno 2021 il Parlamento europeo ha introdotto il certificato Covid digitale finalizzato ad agevolare la libera circolazione durante la pandemia, nonché la revoca graduale delle restrizioni poste in essere dagli Stati membri. Con tale certificato, ottenibile attraverso tre strumenti alternativi, il regolamento prevede che gli Stati membri si astengano dall’imporre ulteriori restrizioni alla libera circolazione quali ulteriori test o quarantene in relazione ai viaggi, salvo situazioni di necessità da dimostrare e comunicare preventivamente. Chiediamo quindi alla Commissione di verificare se e quali violazioni del regolamento europeo ci siano state da parte del governo italiano nell’introduzione delle restrizioni sanitarie”.

Come si sono comportati gli altri Paesi in Europa

La Commissione Europea ha rimproverato l’Italia per non aver notificato preventivamente il provvedimento. Ma l’atteggiamento di Bruxelles resta comprensivo: “Non diciamo che sia legittimo imporre test – spiega un alto funzionario Ue, in vista del Consiglio Europeo di domani – diciamo che è legittimo che i Paesi membri proteggano le rispettive popolazioni”. D’altronde ormai funziona così un po’ ovunque. Per entrare nel Regno Unito, indipendentemente dal Paese di provenienza e dallo status vaccinale, gli over 12 dovranno mostrare il risultato del test anti-Covid prima dell’imbarco e sottoporsi a un altro test 48 ore dopo l’arrivo. Stessa cosa in Svizzera, Portogallo e Irlanda. Negli Stati Uniti è sul tavolo una proposta per imporre a tutti i viaggiatori, compresi i cittadini americani, una quarantena di una settimana anche in caso di test negativo al rientro, mentre in Giappone è stata abbassata la soglia di ingressi giornalieri consentiti dall’estero: da 5.000 a 3.500.