Fatti

Vince Renzi, perde l'Italia

renzi maggioranza

“Tu sai vincere, Annibale, ma non sai approfittare della vittoria”. Tito Livio, un po’ come il suo quasiomonimo retroscenista di Repubblica oltre due mila anni dopo, usa la trovata retorica di riportare questa conversazione a cui non ha mai assistito in cui Maarbale, capo della sua cavalleria, lo accusa di non voler fare il passo finale di un attacco diretto a Roma nonostante le numerose vittorie. Il giudizio di Tito Livio si adatta anche a Matteo Renzi che, a leggere i giornali di ieri avrebbe “asfaltato” la minoranza del Pd sulla riforma dell’articolo 18, e questo dopo aver svelato l’arretratezza e le contraddizioni all’interno del sindacato. Non più di un mese fa aveva piegato i suoi alleati di destra e sinistra (e ancora i recalcitranti del suo partito) imponendo l’abolizione del Senato. Quelle di Renzi sono vittorie immobili, che non hanno nessun effetto pratico se non quello di dimostrare che è ancora lui il capo del governo e del suo partito. Conquistare la leadership doveva essere il punto di partenza verso una stagione di cambiamenti ed invece è ormai l’unico traguardo da centrare.
 
RENZI E L’ASFALTO
Le voci di abolizione erano grandemente esagerate. Soprattutto perché proprio sull’articolo 18 Renzi ha vinto la votazione della sua segreteria proponendo in sostanza cambi minimi alla legislazione attuale sui licenziamenti. Si potrà licenziare il singolo lavoratore solo dimostrando di non poterlo più mantenere, una strada già adesso poco praticata dai datori di lavoro perché garantisce un indennizzo certo a carico dell’azienda, mentre mettendo insieme anche solo due tre casi, si può passare per i più convenienti licenziamenti collettivi in cui cassa integrazione e mobilità sono a carico della collettività. Una concessione talmente grande che sarà servita a mostrare la strumentalità di una parte dell’opposizione interna dei D’Alema e dei Bersani, ma che era impossibile da rigettare per chiunque conoscesse la materia
 
PROVA LUI, NON VA
Se, come avevano scritto alcuni commentatori, l’abolizione dell’articolo 18 era uno scalpo da portare in Europa per mostrare la capacità di imporre cambiamenti epocali e ottenere così più tempo sulla riduzione del deficit, sarà difficile farla passare come una missione compiuta. Così come Renzi e la sua squadra di economisti si è rassegnato al fallimento dell’operazione 80 euro, i cui effetti macroeconomici sono nulli. Lo scarso impatto delle riforme istituzionali nella vita quotidiana e anche nell’interesse dell’opinione pubblica erano oggetto di ironia all’interno dello stesso Pd. Eppure, prese singolarmente, sono tutte vittorie politiche del premier fiorentino: i giornali plaudono un giorno e quello successivo illustrano nuovi complotti in arrivo.
 
VINCE RENZI, PERDE L’ITALIA
Ancor più paradossale sarà l’accoglienza delle nuove stime del governo nel Def, numeri terribili, che ci vedono in recessione conclamata -0,3% del Pil, con il rapporto deficit Pil al 3% e con il debito oltre il 130 e in crescita. Il dibattito si concentrerà sulla capacità di Renzi di imporre questi numeri terribili all’Europa senza essere costretto a manovre correttive. Forse ci riuscirà e potrà appuntarsi una nuova medaglia nella lotta contro il “rigore”. Magra consolazione per il Paese reale che nel frattempo continua ad impoverirsi, ad essere il peggiore d’Europa, senza speranze d’invertire la tendenza.

Leggi sull’argomento: Tfr in busta paga: 180 euro in più a che prezzo?