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Quello che Salvini e Meloni non hanno capito del documento UE che (non) vieta di dire “Buon Natale” o il nome di Maria

Il populismo senza confini. Un documento per la comunicazione interna – per evitare discriminazioni – viene dato in pasto ai social dei due leader. Ma cosa dice veramente il testo?

Vietato dire Buon Natale

In Europa non ci sono solamente i cattolici. Questo concetto sembra non piacere ai nostri “difensori della patria e delle radici cristiane” (gli stessi che, magari, non seguono proprio tutti i fondamenti e precetti previsti dalla fede che ostentano) che stanno polemizzando da giorni contro la Commissione Europea, rea di voler bandire alcuni riferimenti religiosi dalle proprie comunicazioni interne. Esatto, interne: perché quel documento – redatto dalla  commissaria maltese per l’Uguaglianza, Helena Dalli – si occupa solamente di comunicazioni che avvengono all’interno delle aule dell’Europarlamento (e delle Commissioni) e i funzionari nelle loro interlocuzioni. Quindi quel “vietato dire Buon Natale” o pronunciare il nome di “Giovanni e Maria” è una mistificazione per indurre i boomer social a cadere nel tranello al grido di “censura!”.

Vietato dire Buon Natale, la storia delle vere regole proposte in UE

Lo hanno fatto Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Nulla di strano. Entrambi seguendo lo stesso spartito. Ma con ritmi differenti.

Ma i due “patrioti” che difendono le radici cristiane sanno esattamente di cosa si sta parlando? Apparentemente no. Il documento interno – ribadiamo, interno – non vuole imporre ai cittadini nulla, né dare indicazioni su cosa si può e cosa non si può dire in riferimento alle festività religiose. Si chiede solamente che i funzionari (di ogni ordine e grado) si uniformino verso una comunicazione più inclusiva, che non dia per scontato la cristianità (anche perché l’Unione Europea, così come l’Italia, è un’istituzione che si basa sul laicismo e non su una fede).

Di cosa si parla nel documento

Perché nel documento in cui – secondo i ben pensanti – si parlerebbe di un paradossale “Vietato dire Buon Natale” o proferire nomi con riferimenti biblici, si spiega come una comunicazione più inclusiva debba passare dall’uso corretto delle parole. Quindi, invece di dire “Il periodo natalizio è molto stressante” si potrebbe optare per un più laico “Il periodo delle festività è molto stressante”. E da lì, visto che non tutti festeggiano il Natale, anche il “Buone feste” è da preferire al “Buon Natale”. E da lì anche il discorso sui nomi “Maria e Giovanni”: nessun divieto di proferirli. I due nominativi, infatti, vengono utilizzati un po’ alla “Tizio e Caio” per gli esempi. E il documento della Commissione UE invita, anche in questo caso, a utilizzarne anche altri. Così come gli appellativi: meglio un “Cari colleghi” piuttosto che un “signori e signore”.

E la spiegazione del tutto – che quindi smonta la tesi del “Vietato dire Buon Natale” – arriva proprio da Bruxelles:

“Non vietiamo o scoraggiamo l’uso della parola Natale, è ovvio. Celebrare il Natale e usare nomi e simboli cristiani sono parte della ricca eredità europea. Come Commissione, siamo neutrali sulle questioni delle religioni, abbiamo un costante dialogo con tutte le organizzazioni religiose e non confessionali. Si tratta di un documento interno preparato ad un livello tecnico con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza di una comunicazione inclusiva”.

(foto IPP/EP)