Opinioni

Il viaggio di Fanny da oggi torna nelle sale

La scelta di riproporre nelle sale cinematografiche italiane in occasione della Giornata della Memoria “Il viaggio di Fanny”, film vincitore del Giffoni 2016, è particolarmente encomiabile. La pellicola, per la regia di Lola Doillon e tratta dal romanzo autobiografico della oggi ottantaseienne Fanny Ben-Ami, che fu bambina durante la Seconda Guerra Mondiale, è una scelta decisamente adatta per il risveglio delle coscienze che tutti auspichiamo per questo paese sull’orlo del baratro culturale.
il viaggio di fanny
Per proteggere lei e le due sorelline minori dalle persecuzioni razziali nella Francia occupata dai nazisti, gli amorevoli genitori di Fanny affidano le figliolette a un orfanotrofio in campagna, dove le piccole vivono assieme ad altri giovanissimi ebrei costretti a vivere lontani dalle famiglie. Nell’idillio di una natura rigogliosa, gli sventurati bambini attendono soltanto le lettere dei propri cari che li riportano a una dolce quotidianità spezzata troppo presto dalla follia che si è impossessata dell’Europa. Ma la natura incontaminata non salva i piccoli dalla cattiveria umana e, fra delazioni di complici collaborazionisti e rastrellamenti da parte dei soldati, Fanny e i suoi amici sono costretti a fuggire verso la neutrale Svizzera, separati giocoforza dagli adulti che avrebbero dovuto accompagnarli e proteggerli lungo la via.
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Ben presto le circostanze portano la giovanissima Fanny ad assumersi la responsabilità dei suoi compagni di avventura, la vita dei quali fa di tutto per salvare. Il tanto agognato confine con la Svizzera è anche spaventosamente vicino a quello con il Nord Italia, dove – dopo l’arresto di Benito Mussolini – i nazisti sono più feroci e agguerriti che mai, e il rocambolesco viaggio di Fanny e dei suoi amici metterà a dura prova il loro coraggio e la loro tenera età. Nel suo film visto con gli occhi dei bambini protagonisti, Lola Doillon sceglie di non mostrare gli orrori della guerra ma di lasciarli semplicemente intendere, un taglio particolarmente adatto alla visione dei più piccoli. In un mondo sempre più dimentico – volutamente o meno – dell’abominio che è stata la Shoah in Europa, l’idea di proporre alle giovani generazioni un film che narra la storia di loro coetanei alle prese con un periodo storico dominato dalla follia è del tutto lodevole. Lola Doillon non gioca a sconcertare, bensì a far riflettere lo spettatore. I volti impauriti e gli occhioni sgranati dei bambini in fuga da qualcosa che non riescono a comprendere fino in fondo ci aiutano a ragionare su come, in un attimo di tempo e in un punto di spazio, la ragione possa aver ceduto il passo all’irrazionalità più bieca (il cervello alla pancia), e su come tutto ciò possa ripetersi in men che non si dica.
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Una pellicola che dovrebbe essere mostrata a tutti coloro che, ancora oggi, si appellano a fantascientifici complotti giudaico-massonici e identificano gli ebrei con ricchi finanzieri senza scrupoli che governano occultamente il mondo, quasi a giustificazione del delirio hitleriano. Dimenticando i tanti bambini innocenti che persero la vita durante la Shoah, o che sono sopravvissuti a orrori indicibili portandosi per sempre nell’anima e spesso nel corpo gli orrori di una pagina della Storia che non dev’essere dimenticata per nulla al mondo. Soprattutto perché, come dice la stessa Fanny Ben-Ami: “Viviamo in un’epoca molto fragile, da ogni parte si levano voci che ricordano moltissimo quelle che si sentivano allora. Questo è molto pericoloso, anche per coloro che non sono ebrei. Perché dopo gli ebrei, andranno in cerca di altri bersagli”.
“Il viaggio di Fanny” nelle sale italiane il 26 e 27 gennaio. Da non perdere.