Economia

Varoufakis, l'euro, la dracma e la bufala del bitcoin

Le dimissioni del governo di Atene sono possibili in caso di vittoria del sì al referendum di domenica: lo ha detto stamattina il ministro dell’Economia Yanis Varoufakis, e più chiaro di così è difficile. “Potremmo dare le dimissioni, ma lo faremo in uno spirito di collaborazione con coloro che ci seguiranno”, ha detto il ministro alla radio australiana. C’è di più: il ministro delle finanze greco ieri sul suo blog ha scritto chiaro e tondo all’interno di un intervento in cui raccomandava il no alla consultazione:
varoufakis euro dracma
Ma allora perché oggi il Corriere della Sera apre con l’illustrazione del piano segreto di Varoufakis per una moneta parallela all’euro? La vicenda viene sintetizzata da Federico Fubini così, nelle ultime righe dell’articolo:

Se invece vince il «no», Varoufakis ha già parlato a Tsipras del suo progetto, in piena contraddizione con la promessa di entrambi che la Grecia resterà nell’euro. L’idea è quella di un nuovo «veicolo monetario» parallelo, solo in teoria convertibile alla pari con l’euro, ma necessario per ricapitalizzare le banche e permettergli di riaprire prima che ad Atene scoppi una rivolta. «Ucrainizzazione» è il modo in cui Varoufakis definisce quest’ultimo scenario, e per evitarlo si sta studiando come funziona il Bitcoin (la monete online). In fondo ad Atene, anche nell’antichità, il culto dell’Acropoli si compiva sempre con un’ecatombe.

 
VAROUFAKIS, L’EURO, LA DRACMA E LA BUFALA DEL BITCOIN
Per una curiosa coincidenza, l’indiscrezione di Fubini sul bitcoin somiglia molto a un’altra notizia data il primo aprile da Varoufakis. Notizia? Non esattamente. All’epoca il ministro delle finanze greco ritwittò un articolo di un giornale che diceva che lui al posto dell’euro avrebbe scelto il bitcoin. L’articolo era evidentemente un fake, uno scherzo per il primo aprile. E ad occhio sembrerebbe proprio che le leggende metropolitane siano davvero dure a morire, anche al Corriere della Sera:
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Ciò detto, bisognerebbe registrare che tre giorni fa il Messaggero, in un altro retroscena attendibilissimo sul ministro Varoufakis, aveva detto che il ministro era pronto a mollare tutto e andarsene in America “a fare un sacco di soldi”. Ora, delle due l’una: o sta per andarsene, o sta per coniare la nuova moneta greca. No?
 
GLI SCENARI PER IL DOPO REFERENDUM
Ciò detto, la questione non è poi così difficile. Posto che l’opzione più probabile per la Grecia è la vittoria del sì (e quindi, come conseguenza, le dimissioni del governo Tsipras e l’addio di Varoufakis alla poltrona di ministro), in caso di vittoria del no, come si spiegava ieri, ci sono quattro scenari probabili per Atene. In particolare, gli ultimi tre ci interessano perché somigliano alla “notizia” del Corriere:

In questo scenario la Grecia avrebbe sì una nuova moneta, ma il cui valore sarebbe legato a quello dell’euro, sull’esempio, scrive il WSJ, di ciò che l’Estonia fece con il marco tedesco nel 1992 dopo l’indipendenza ottenuta dall’Unione Sovietica. L’ammontare di moneta in circolazioni sarebbe limitato dalle dimensioni delle riserve internazionali della Grecia, come i 5,8 miliardi di dollari detenuti dalla banca centrale greca all’ultimo conteggio. Lo svantaggio sarebbe simile a quello della seconda opzione: niente prestatore di ultima istanza, niente possibilità di creare moneta liberamente. I casi sudamericani ci insegnano che questo piano ha buone probabilità di fallire.
Il quarto scenario prevede invece la circolazione di una doppia moneta: ci sono molti precedenti storici di questa opzione, che è quella classica delle crisi valutarie: Atene dovrebbe emettere per i suoi pagamenti una serie di pagherò che poi diventerebbero la nuova moneta. I pagherò verrebbero denominati in euro all’inizio per poi perdere di valore rispetto alla valuta europea. E siccome la moneta cattiva scaccia quella buona, piano piano circolerebbero soltanto i pagherò mentre i greci terrebbero gli euro come riserva di valuta.
L’ultimo scenario prevede invece l’introduzione di una nuova moneta controllata dalla Banca Centrale Greca. La quinta opzione rappresenta una “velocizzazione” della quarta ipotesi, ovvero la differenza è che la Banca centrale non aspetterebbe il corso naturale degli eventi e il principio della moneta buona e della moneta cattiva. Una nuova moneta sarebbe il motore di nuove perturbazioni a breve termine, visto che in seguito ci sarebbe una svalutazione e gli istituti di credito rischierebbero l’insolvenza. A lungo termine ciò potrebbe costituire un vantaggio per le esportazioni greche (che però rappresentano una scarsa percentuale del PIL greco) e il turismo dall’estero. Si creerebbe inflazione, visto che aumenterebbero i costi delle importazioni e sarà importante capire cosa succederà a quel punto a salari e pensioni, che potrebbero essere aumentati per compensare l’aumento dell’inflazione, rischiando così di mangiarsi i benefici della maggiore crescita economica.

Eccoli, i pagherò di cui parla anche l’articolo del Corriere della Sera. La “moneta parallela” che la Banca Centrale greca potrebbe vedersi costretta a coniare per effettuare i pagamenti poi si trasformerebbe in una moneta nuova, nel caso la rottura con l’Europa diventasse non sanabile. E l’ipotesi currency board, con una nuova moneta il cui valore è legato a quello dell’euro (come successe in Estonia, e non in Ucraina come scrive il Corriere) con le riserve internazionali a fare da garanzia. La notizia è tutta qui. Notizia?